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IL COINVOLGIMENTO DEI MINORI NELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA




               gini della vita degli adulti, che non riesce a consentire che il giovane acquisisca
               un suo preciso ruolo nella vita, che invia messaggi contrastanti e quindi assai
               confusi sui valori a cui si deve ancorare la propria esistenza ”, che agisce la cri-
                                                                        (7)
               minalità organizzata.
                    Quest’ultima offre loro:
                      la sensazione di essere compresi e valorizzati;
                      la possibilità di poter trovare una precisa identità anche se solo delin-
               quenziale;
                      la protezione da parte di un gruppo che vive una forte solidarietà e, nel
               contempo, la possibilità di godere di prestigio e rispetto in forza dell’apparte-
               nenza al gruppo;
                      la certezza di trovare figure adulte pronte ad instaurare con loro un
               rapporto significativo assicurando benessere materiale che nella società di oggi
               sembra essere un obiettivo fondamentale per dimostrare a sé e agli altri di
               “valere”.
                    È possibile ora capire il motivo che spinge tali associazioni a servirsi di
               questi per lo svolgimento di attività illecite. La risposta si sviluppa su due punti:
                    1. il minore è un soggetto generalmente meno sospettato e meno control-
               lato, per esempio per lo spaccio di sostanze stupefacenti;
                    2. il minore incorre in un sistema penale meno afflittivo rispetto a quello
               dell’adulto in quanto non imputabile fino a quattordici anni e anche dopo, fino
               a diciotto anni, se la cava a “buon mercato”.
                    Tale “strumentalizzazione” dei minori ha contribuito non solo all’aumento
               delle denunce, ma anche ad una profonda trasformazione qualitativa della stessa
               criminalità giovanile. Ciò significa che se fino ad un decennio fa la criminalità
               minorile era limitata ai reati cosiddetti “tradizionali”, quali ad esempio furti, pic-
               cole rapine, oggi si assiste a reati molto più gravi quali omicidi, lesioni personali,
               ricettazione, favoreggiamento .
                                            (8)
                    È  opportuno  sottolineare  che  attualmente  non  si  dispone  di  ricerche
               molto ampie sul fenomeno, cosa dovuta sia alle difficoltà di fare valutazioni
               scientifiche sul “campo”, sia alle difficoltà di “monitorare” il problema da un
               punto di vista statistico. Difficoltà date dal fatto che non sono stati predisposti
               criteri che consentano di attribuire fatti delittuosi alla malavita mafiosa, eccezio-
               ne fatta per l’art. 416-bis c.p. (associazione a delinquere di stampo mafioso).

               (7)  A.C. MORO, Erode fra noi, ed. Mursia, Milano, 1989, pag. 181.
               (8)  “Mafia e minori non è un tema qualsiasi, è un tema particolare…la mafia certamente non si
                    ferma davanti ai minori. Li osserva, li valuta… La mafia gioca d’anticipo, studia il territorio,
                    identifica le zone d’ombra dove lo Stato è meno presente…”, B. BRATTOLI, Svincolarsi dalle mafie.
                    Pratiche educative con i minori coinvolti nella criminalità organizzata, ed. Gangemi, Roma, 2011, pag. 9.

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