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LAWFARE




                    Da un esame stratigrafico, a livello superficiale emerge la Turchia quale attore
               principale, il cui competitor di primo impatto è rappresentato dalla Repubblica di
               Cipro (in Unione europea dal 2004) quale coprotagonista di fatto e, al tempo
               stesso, posta in gioco della disputa. Competitor effettivo è invece la Grecia, diret-
               tamente interessata nonché principale sostenitore della causa cipriota, a sua volta
               sostenuta dalla Francia e in maniera più defilata da Israele ed Egitto. NATO e UE,
               con le dovute distinzioni interne, e Stati Uniti supportano anch’essi la parte elle-
               nico-cipriota. Gli USA sono, però, rimasti più ai margini della disputa, concepita
               come contesa essenzialmente regionale, in quanto fortemente interessati a man-
               tenere la Turchia nell’Alleanza Atlantica. Dal lato di Ankara si assiste a un sup-
               porto meno conclamato, ma incentrato principalmente sull’appoggio altalenante
               della Federazione Russa, del Qatar e per ultimo, del Governo libico di Accordo
               Nazionale (GNA) di Al-Sarraj, con il quale Erdogan ha recentemente siglato un
               importante accordo sui confini delle rispettive Zone Economiche Esclusive (da
               ora in poi ZEE), (v. Par. 3) e sul sostegno militare turco al governo libico. La
               crescente assertività turca nella regione e le molteplici iniziative che, di fatto,
               stanno allontanando dall’Europa il più occidentale degli Stati musulmani, sono
               tentativi finalizzati a incrementare il senso di identità nazionale.
                    Negli ultimi anni la Repubblica turca è stata lacerata da profonde divisioni
               interne che, come testimoniano anche il fallito tentativo di golpe del 2016 e la crisi
               economica tuttora in atto, hanno portato ad una svalutazione del trenta per cento
               della lira turca da inizio 2020 e certamente contribuiranno ad acuire tale clima.
               Alla fragilità interna va aggiunta, inoltre, l’instabilità nell’area regionale imputa-
               bile in primis alla guerra civile in corso in Siria e poi all’irrisolta questione curda.
               Tutti questi fattori potrebbero giustificare le scelte del governo turco, sia sul
               piano della politica interna sia di quello della politica estera, per fronteggiare
               una situazione percepita sempre più minacciosa per la propria sicurezza.
                    La Russia è un altro attore che sta aumentando esponenzialmente la pro-
               pria proiezione nella regione Mediterranea, non solo in Siria e Libia ma anche
               in Egitto, in Algeria e in tutta quella zona che possiamo definire come “profon-
               dità mediterranea”, cioè l’area del Mar Rosso quindi l’anticamera dell’Oceano
               Indiano. I fattori che concorro a spiegare l’iniziativa assertiva Russa e il suo
               dinamismo nell’area Mediterranea, possono dipendere dalle valutazioni dello
               spazio politico internazionale in termini di “teatro e posta in gioco”.
                    Dopo l’annessione della Crimea (unitamente al Mar Nero), la presenza in
               Siria sembra rientrare in una più ampia strategia di “dominio dei mari”, coin-
               volgendo il Mar d’Azov, e finalmente il Mediterraneo e con esso l’Europa non-
               ché il fondamentale chock point rappresentato dallo Stretto di Suez.


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