Page 143 - Rassegna 2022-4
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LA POLIZIA DI STABILITÀ
                                IL GRANDE ASSENTE NELL’EQUIVOCO AFGANO




                    Mi riferisco ai “signori della guerra” e “della droga”, ex combattenti mujaheddin
               prevalentemente tagichi e uzbeki, che hanno infiltrato e inquinato la società civile
               afghana, minandone la credibilità alle basi ed escludendo la maggioritaria com-
               ponente pashtun dall’élite del potere : essi sono stati i veri sabotatori del processo
                                                (3)
               di pace.
                    Non sarebbe allora stato meglio caldeggiare un mandato dal Consiglio di
               Sicurezza dell’Onu per schierare unità di Polizia di Stabilità idonee a fronteggia-
               re quello stato di quasi anarchia totale, così da colmare il vuoto di sicurezza
               imperante? E invece la Risoluzione 1386 adottata il 20 dicembre 2001 per soste-
               nere gli sforzi internazionali per sradicare il terrorismo si è basata sui due criteri
               diversi (il cosiddetto light footprint e il lead-nations system) , e - mi sia consentito -
                                                                    (4)
               un errore di fondo, cioè considerare la lotta contro il terrorismo come un pro-
               blema quasi esclusivamente militare per contrastare l’insurrezione e non anche
               come un problema sociale e di polizia.
                    Ma, forma di delinquere organizzata e finalizzata a terrorizzare la popo-
               lazione  e  a  destabilizzare  l’ordine  costituito,  il  terrorismo  non  deve  essere
               affrontato anche sul piano socio-assistenziale, attraverso processi di deradica-
               lizzazione e reintegrazione nella società, e sul piano operativo, attraverso mirate
               investigazioni tese a smantellarne struttura, network, nonché fonti di approv-
               vigionamento e finanziamento (ovvero il cosiddetto “Metodo Falcone”, cioè,
               follow the money)? .
                               (5)
                    Solo in ultima analisi esso è un problema militare, quando la sua minaccia
               è così imminente che può essere neutralizzata solo con azioni cinetiche.
                    In un Paese instabile come l’Afghanistan, dove terrorismo, insurrezione e
               criminalità  organizzata  si  confondevano  e  sovrapponevano,  sovvertendone
               però all’unisono le fondamenta istituzionali, si è invece preferito “lasciar fare”
               a quell’apparato statale di cui era però nota l’inefficienza, imponendo strumenti
               tipici del Security Sector Reform (SSR) inadatti e ostici agli occhi della popolazione,
               piuttosto che pensare di sostenere questo sforzo tramite lo schieramento di una


               (3)  Vds. nota 1.
               (4)  Il primo prevedeva un limitato intervento internazionale e pieno riconoscimento della sovra-
                    nità afgana, il secondo affidava la guida della ricostruzione del settore di sicurezza a cinque
                    nazioni (Stati Uniti, Inghilterra, Italia, Giappone e Germania, che assunse la leadership per la
                    ricostruzione del settore di polizia).
               (5)  Al di là della previsione normativa di cui all’art. 270-bis c.p., per terrorismo generalmente
                    s’intende «l’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività orga-
                    nizzata e a destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti
                    di aerei e simili», Enciclopedia Treccani. Di contro, l’Assemblea Generale dell’Onu (GA Res.
                    49/60-1994)  recita  «criminal  acts  intended  or  calculated  to  provoke  a  state  of   terror  in  the  general
                    public… purposes are in any circumstance unjustifiable…».

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