Page 142 - Rassegna 2022-4
P. 142
OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
NATO’s Stability Police is presented as the tool capable, by virtue of its policing skills, to bridge
the gap between the conventional military and the civilian instruments, both by assisting local Police Forces
and replacing and/or reinforcing them (the latter under a UN Security Council Resolution, which unfor-
tunately nobody advocated for since the beginning of the campaign in Afghanistan).
Stabilization cannot be achieved only through military actions and by kinetic confrontation of the
Alliance’s enemies, criminals and terrorists. Alliance “adversaries” must be brought before Justice through
non-lethal means; this will ensure public order and security, as well as long-term peace and stability, instead
!
of fueling revenge and the escalation of violence.
Afghanistan, agosto 2021: il collasso delle forze di sicurezza è da attribuire
esclusivamente agli afghani, per via delle loro ataviche divisioni tribali e della
radicata corruzione istituzionale, oppure anche la Comunità Internazionale ha
le sue responsabilità?
Non è forse vero che, sin dal 2001, non sia stata sviluppata alcuna consi-
derazione sul ruolo che potevano svolgere assetti alleati di “polizia robusta” in
un contesto così instabile come quello afghano, dove si è preferito non modifi-
care lo status quo, che vedeva la polizia - l’entità più odiata dagli afghani - dedi-
(1)
carsi sostanzialmente al controllo delle prescrizioni del Corano e alla repressione
brutale di ogni forma di violazione di legge? Com’è stato possibile delegare
compiti di polizia a spietate milizie tribali, armate e sovvenzionate dagli stessi
Paesi intervenuti, piuttosto che ripetere il modello di successo che, sin dal 1998,
la Nato ha adottato per rispondere alle esigenze di sicurezza della popolazione?
Non avrebbe fatto meglio la Comunità Internazionale a promuovere l’intervento
di uno strumento già dimostratosi tanto efficace nei Balcani, in Iraq e a Timor Est,
ovvero la “Polizia di Stabilità”? .
(2)
Del resto, le guerre sono come le calamità naturali: devastano tutto,
lasciandosi dietro sangue, instabilità e caos. E chi governa questo caos? Se lo
strumento militare deve occuparsi della causa della devastazione, cioè quello
che tradizionalmente viene definito il nemico, da sempre è necessario individuare
uno strumento che contrasti chi da instabilità e caos trae vantaggio, i veri
“avversari” della Coalizione, che da quella zona grigia costituita dalla sovrappo-
sizione fra le azioni cinetiche (cioè, “la guerra”) e quelle puramente criminali
(war-crime overlap) sanno trarre vantaggio.
(1) Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), Divided Responsibility: Lessons from
U.S. security sector assistance efforts in Afghanistan”, giugno 2019; SIGIR “Learning from Iraq: a final
report from the SIGIR, marzo 2013.
(2) Police-related activities intended to reinforce or temporarily replace the indigenous police to contribute to the restoration
and/or upholding of public order and security, rule of law and the protection of human rights, (Nato AJP- 3.22).
140

