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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE




                  NATO’s Stability Police is presented as the tool capable, by virtue of  its policing skills, to bridge
             the gap between the conventional military and the civilian instruments, both by assisting local Police Forces
             and replacing and/or reinforcing them (the latter under a UN Security Council Resolution, which unfor-
             tunately nobody advocated for since the beginning of  the campaign in Afghanistan).
                  Stabilization cannot be achieved only through military actions and by kinetic confrontation of  the
             Alliance’s enemies, criminals and terrorists. Alliance “adversaries” must be brought before Justice through
             non-lethal means; this will ensure public order and security, as well as long-term peace and stability, instead
                                             !
             of  fueling revenge and the escalation of  violence.



                  Afghanistan, agosto 2021: il collasso delle forze di sicurezza è da attribuire
             esclusivamente agli afghani, per via delle loro ataviche divisioni tribali e della
             radicata corruzione istituzionale, oppure anche la Comunità Internazionale ha
             le sue responsabilità?
                  Non è forse vero che, sin dal 2001, non sia stata sviluppata alcuna consi-
             derazione sul ruolo che potevano svolgere assetti alleati di “polizia robusta” in
             un contesto così instabile come quello afghano, dove si è preferito non modifi-
             care lo status quo, che vedeva la polizia - l’entità più odiata dagli afghani  - dedi-
                                                                                (1)
             carsi sostanzialmente al controllo delle prescrizioni del Corano e alla repressione
             brutale di ogni forma di violazione di legge? Com’è stato possibile delegare
             compiti di polizia a spietate milizie tribali, armate e sovvenzionate dagli stessi
             Paesi intervenuti, piuttosto che ripetere il modello di successo che, sin dal 1998,
             la Nato ha adottato per rispondere alle esigenze di sicurezza della popolazione?
             Non avrebbe fatto meglio la Comunità Internazionale a promuovere l’intervento
             di uno strumento già dimostratosi tanto efficace nei Balcani, in Iraq e a Timor Est,
             ovvero la “Polizia di Stabilità”? .
                                           (2)
                  Del  resto,  le  guerre  sono  come  le  calamità  naturali:  devastano  tutto,
             lasciandosi dietro sangue, instabilità e caos. E chi governa questo caos? Se lo
             strumento militare deve occuparsi della causa della devastazione, cioè quello
             che tradizionalmente viene definito il nemico, da sempre è necessario individuare
             uno  strumento  che  contrasti  chi  da  instabilità  e  caos  trae  vantaggio,  i  veri
             “avversari” della Coalizione, che da quella zona grigia costituita dalla sovrappo-
             sizione fra le azioni cinetiche (cioè, “la guerra”) e quelle puramente criminali
             (war-crime overlap) sanno trarre vantaggio.

             (1)  Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction (SIGAR), Divided Responsibility: Lessons from
                  U.S. security sector assistance efforts in Afghanistan”, giugno 2019; SIGIR “Learning from Iraq: a final
                  report from the SIGIR, marzo 2013.
             (2)  Police-related activities intended to reinforce or temporarily replace the indigenous police to contribute to the restoration
                  and/or upholding of  public order and security, rule of  law and the protection of  human rights, (Nato AJP- 3.22).

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