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DOTTRINA
Come scrive Tullio De Mauro nella sua Introduzione alla Costituzione (2006),
la Costituzione si compone di 9.300 parole.
Un testo breve, quattro/cinque pagine dattiloscritte, in tutto, frutto di una
scelta precisa, quella di produrre un testo limpido e chiaro. Il compito della revi-
sione stilistica fu assunto da Marchesi insieme a due altri maestri, come Piero
Pancrazi e Antonio Baldini. Le loro regole furono poche e precise: utilizzo di
parole di uso comune e frasi brevi. Così, per scrivere la Costituzione sono stati
usati 1.357 vocaboli, dei quali 1.002 appartengono al vocabolario di base italia-
no, quello di massima trasparenza. E non solo: questi 1.002 vocaboli hanno
occupato il 92,13 per cento del testo, con una lunghezza media per frase infe-
riore alle venti parole e mai con più di una sola subordinata.
Ne è venuto fuori un testo di immediata comprensibilità, rivolto non agli
addetti ai lavori, politici e giuristi, ma ai cittadini.
I costituenti sapevano di dover scrivere con grande limpidezza e precisio-
ne, perché sapevano di tenere “tra le mani una bilancia per pesare le parole, una
bilancia la quale ha una sensibilità che è ancora maggiore di quella dell’orafo”
(Gustavo Ghidini, seduta dell’8 marzo 1947).
4. Da allora sono passati 75 anni. Molto è cambiato nella nostra società,
ma anche nell’equilibrio dei poteri
Il compito forse principale nel tenere la nostra Costituzione al passo con
i tempi è stato quello assunto della Corte costituzionale.
La Corte è nata come strumento di garanzia: serve ad assicurare il rispetto
della Costituzione da parte di ogni potere dello Stato. Questa funzione si ricava
anche dalla collocazione topografica degli articoli che la disciplinano nella
Costituzione italiana (articoli dal 134 al 137), al Titolo VI della Parte II, intito-
lato - non a caso - «Garanzie costituzionali», secondo le idee di Hans Kelsen.
Invece negli anni la Corte costituzionale si è sempre più trasformata in
una specie di “potere costituente permanente”.
Da un lato, la Corte ha assolto il compito per cui il Costituente l’aveva
pensata: tutelare la Costituzione da possibili manipolazioni dei gruppi domi-
nanti, come invece non era accaduto con lo Statuto Albertino, che nei cent’anni
di formale vigenza era riuscito ad essere - indifferentemente - Costituzione del
Regno di Sardegna e… del regime fascista!
Dall’altro assunto un ruolo di mediazione nei conflitti sociali e politici,
essendo chiamata a giudicare sempre più di frequente su leggi emanate da
poche settimane dal Parlamento e, quindi, ha dovuto porsi come «contraltare»
delle scelte politiche.
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