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DOTTRINA
In Assemblea Costituente erano rappresentate tutte le componenti della
società italiana e nella redazione del testo costituzionale si decise saggiamente di
amalgamare le tre anime politiche presenti in Assemblea costituente (cattolica,
liberale, socialista), facendo collaborare e lavorare assieme esponenti del vecchio
regime liberale (Vittorio Emanuele Orlando e Benedetto Croce, ad esempio),
partigiani (Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Teresa Mattei), politici (De Gasperi,
Dossetti, La Pira, Nenni, Saragat, Togliatti), giuristi (Mortati, Perassi), cittadini e
i giovani che allora si affacciavano alla politica (Aldo Moro, Giulio Andreotti,
Nilde Jotti, Oscar Luigi Scalfaro). Era una classe politica che ci credeva e che
sapeva di dover lavorare tutti assieme, oltre le divisioni della politica.
Così, abbiamo nel testo articoli di stampo cattolico (si pensi agli articoli 7 e 8
sulla religione), altri di stampo socialista (non soltanto l’articolo 3, comma 2,
con la promessa di eguaglianza sostanziale, ma anche gran parte della costitu-
zione economica dall’articolo 43 in poi), altri ancora chiaramente liberali (come
gli articoli 41 e 42 su iniziativa economica e proprietà). Ma su ogni punto è stato
raggiunto un compromesso plausibile, senza spaccature, per far sentire tutti i
partiti e tutte le forze del pluralismo all’interno del progetto costituente.
Non a caso, la Costituzione venne approvata a maggioranza molto ampia,
perché è una Costituzione di tutti. In questo modo tutti i partiti e tutte le parti
della società italiana si sono sentiti rappresentate in Costituzione e l’hanno negli
anni difesa e propugnata. Pur con tutta la difficoltà di applicarla e attuarla nel-
l’evoluzione della vita politica.
Tutti ricordiamo che le elezioni della primavera del 1948 fecero emergere
un quadro politico di carattere “bipolare” con la maggioranza di centro, guidata
dalla Democrazia cristiana, cui si contrapponeva l’opposizione di sinistra, in
conformità allo scenario internazionale, dominato dalla «guerra fredda». La rot-
tura della coalizione «costituente» dava vita ad una conflittualità che poneva in
dubbio anche l’accordo sulle regole essenziali della vita collettiva. Il timore del
Governo centrista di vedere assediata la maggioranza dalle forze di sinistra e di
destra - ritenute nemiche della democrazia - portò a ritardare l’attuazione di
tutta quella serie di istituti costituzionali pensata per limitare, bilanciare, frenare
i poteri del Parlamento. A fare le spese di questo «ostruzionismo della maggio-
ranza» (la frase è ancora di Calamandrei) furono il Consiglio superiore della
magistratura (attivato nel 1958), le Regioni a statuto ordinario (istituite negli
anni Settanta), il referendum abrogativo popolare (la cui legge di attuazione è
del 1970) e il sistema di giustizia costituzionale (nato soltanto nel 1956).
Le sinistre, invece - in un paradossale rovesciamento delle posizioni emer-
se in Assemblea costituente - non avevano più da temere le Regioni e anche la
Corte costituzionale, anzi la ritenevano lo strumento ideale per limitare le
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