Page 10 - Rassegna 2022-2
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DOTTRINA




                  Penso  che  non  ci  siano  parole  migliori  di  quelle  spese  da  Piero
             Calamandrei nella seduta della Assemblea costituente del 4 marzo del 1947 per
             cogliere il senso profondo della nostra Costituzione. Una Carta scritta per guar-
             dare lontano, non per risolvere i problemi dell’immediato dopoguerra.
                  Oggi dopo 75 anni possiamo ben dire che i Costituenti hanno fatto un
             eccellente lavoro, perché quegli articoli sono riusciti ad essere e sono la base
             salda della vita repubblicana. Nei suoi vari periodi: nel dopoguerra, nella rico-
             struzione, nel boom economico, nella crisi degli anni Settanta, nel crollo dei par-
             titi tradizionali, nella stagione delle riforme, nei rapporti con l’Unione europea,
             nel nuovo millennio, nella globalizzazione e, ora, nella sfida verso il digitale.
                  La Assemblea costituente ha lavorato nell’Italia in bianco e nero di Peppone
             e Don Camillo e ora la Costituzione viene applicata in un modello di società digi-
             tale che forse anche Asimov avrebbe avuto difficoltà a immaginare, allora.
                  Eppure, se noi applichiamo ancora quei 139 articoli, significa che la scom-
             messa dei costituenti è stata vinta.
                  Perché quella dei Costituenti fu una vera e propria scommessa.
                  L’Italia nella storia non era mai stata una repubblica democratica ed era
             uno Stato unitario da meno di novant’anni. Uno Stato lacerato al suo interno
             da divisioni storiche e culturali e da due anni di terribile guerra civile. Uno Stato
             distrutto dalla guerra, povero, a base agricola, con poche infrastrutture e molti
             analfabeti, in cui le donne non avevano mai votato. Uno Stato al centro della
             guerra fredda, conteso fra USA e URSS.
                  Malgrado tutto ciò, i Costituenti sono riusciti a scrivere una Carta forte e
             solida. Una Carta di principi che hanno consentito una applicazione pluriennale,
             restando sempre punto di riferimento e di chiarimento. In questo senso “presbi-
             te”,  destinata  a  durare,  forse  anche  per  la  forte  spinta  di  democrazia  che  i
             Costituenti avevano dentro. Leggiamo ancora Calamandrei: Questo che noi facciamo
             è il lavoro che un popolo di lavoratori ci ha affidato, e bisogna sforzarci di portarlo a compi-
             mento meglio che si può, lealmente e seriamente. Non bisogna dire, come da qualcuno ho udito
             anche qui, che questa è una Costituzione provvisoria che durerà poco e che, di qui a poco, si
             dovrà rifare. No: questa dev’essere una Costituzione destinata a durare. Dobbiamo volere che
             duri; metterci dentro la nostra volontà. In questa democrazia nascente dobbiamo crederci, e sal-
             varla così con la nostra fede e non disperderla in schermaglie di politica spicciola e avvelenata.


             2.  Quali sono stati i punti di forza della nostra Costituzione?

                  Innanzitutto, la “aggregazione” giuridica e politica nella redazione della
             Carta, per avere una Costituzione il più possibile “di tutti”.


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