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DOTTRINA
Penso che non ci siano parole migliori di quelle spese da Piero
Calamandrei nella seduta della Assemblea costituente del 4 marzo del 1947 per
cogliere il senso profondo della nostra Costituzione. Una Carta scritta per guar-
dare lontano, non per risolvere i problemi dell’immediato dopoguerra.
Oggi dopo 75 anni possiamo ben dire che i Costituenti hanno fatto un
eccellente lavoro, perché quegli articoli sono riusciti ad essere e sono la base
salda della vita repubblicana. Nei suoi vari periodi: nel dopoguerra, nella rico-
struzione, nel boom economico, nella crisi degli anni Settanta, nel crollo dei par-
titi tradizionali, nella stagione delle riforme, nei rapporti con l’Unione europea,
nel nuovo millennio, nella globalizzazione e, ora, nella sfida verso il digitale.
La Assemblea costituente ha lavorato nell’Italia in bianco e nero di Peppone
e Don Camillo e ora la Costituzione viene applicata in un modello di società digi-
tale che forse anche Asimov avrebbe avuto difficoltà a immaginare, allora.
Eppure, se noi applichiamo ancora quei 139 articoli, significa che la scom-
messa dei costituenti è stata vinta.
Perché quella dei Costituenti fu una vera e propria scommessa.
L’Italia nella storia non era mai stata una repubblica democratica ed era
uno Stato unitario da meno di novant’anni. Uno Stato lacerato al suo interno
da divisioni storiche e culturali e da due anni di terribile guerra civile. Uno Stato
distrutto dalla guerra, povero, a base agricola, con poche infrastrutture e molti
analfabeti, in cui le donne non avevano mai votato. Uno Stato al centro della
guerra fredda, conteso fra USA e URSS.
Malgrado tutto ciò, i Costituenti sono riusciti a scrivere una Carta forte e
solida. Una Carta di principi che hanno consentito una applicazione pluriennale,
restando sempre punto di riferimento e di chiarimento. In questo senso “presbi-
te”, destinata a durare, forse anche per la forte spinta di democrazia che i
Costituenti avevano dentro. Leggiamo ancora Calamandrei: Questo che noi facciamo
è il lavoro che un popolo di lavoratori ci ha affidato, e bisogna sforzarci di portarlo a compi-
mento meglio che si può, lealmente e seriamente. Non bisogna dire, come da qualcuno ho udito
anche qui, che questa è una Costituzione provvisoria che durerà poco e che, di qui a poco, si
dovrà rifare. No: questa dev’essere una Costituzione destinata a durare. Dobbiamo volere che
duri; metterci dentro la nostra volontà. In questa democrazia nascente dobbiamo crederci, e sal-
varla così con la nostra fede e non disperderla in schermaglie di politica spicciola e avvelenata.
2. Quali sono stati i punti di forza della nostra Costituzione?
Innanzitutto, la “aggregazione” giuridica e politica nella redazione della
Carta, per avere una Costituzione il più possibile “di tutti”.
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