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AGRO ECO AMBIENTE



                  Questa destinazione può essere ottenuta attraverso il semplice abbandono
             di seminativi, prati e pascoli, con l’accortezza di prevenire eventi degradanti (a
             esempio, passaggio del fuoco), ma in situazioni pedoclimatiche difficili (a esem-
             pio, elevata pietrosità superficiale), possono essere di interesse anche interventi
                        (10)
             di sostegno . Fattori ambientali quali la pendenza del terreno e la presenza di
             nuclei di alberi forestali circostanti sono predittori molto efficaci della suscetti-
             vità di un territorio alla ricolonizzazione boschiva e si prestano a essere utilizzati
             in ambito pianificatorio per la scelta delle aree da destinare esplicitamente a tale
             fenomeno . Peraltro, va segnalato che, negli anni più recenti, queste aree ven-
                      (11)
             gono talora ricondotte al precedente uso del suolo per motivazioni paesaggisti-
             che, soprattutto a valere su fondi connessi alle politiche di sviluppo rurale .
                                                                                   (12)


             6.  Considerazioni conclusive
                  L’azione colturale ha storicamente alterato e modificato i boschi italiani, a
             esempio favorendo alcune specie arboree (sulle Alpi il larice e l’abete rosso,
             negli Appennini il faggio) e riducendone altre (l’abete bianco negli Appennini).
             Alla struttura spesso semplificata dei soprassuoli si è storicamente affiancata
             l’alterazione della necromassa legnosa e l’impoverimento dei suoli per effetto
             della raccolta della lettiera. Oggi le foreste italiane presentano, nella maggior
             parte dei casi, caratteristiche compositive e strutturali molto diverse da quelle
             originarie. Inoltre, dove negli ultimi decenni ha prevalso l’abbandono colturale,
             molte di esse possono risultare più vulnerabili a quei fattori di degrado (incendi,
             attacchi parassitari, ecc.) che una oculata gestione selvicolturale può contenere
             e prevenire . Ai fini della conservazione e valorizzazione di questa poliedrica
                       (13)
             realtà, la gestione forestale deve tenere conto delle condizioni presenti, dei pro-
             cessi coevolutivi tra le componenti dell’ecosistema e delle interazioni con l’azio-
             ne antropica: in questa prospettiva, il concetto di gestione forestale si traduce
             operativamente nel mantenimento della rinnovabilità biologica e dell’efficienza
             funzionale degli ecosistemi, condizione che garantisce, tra l’altro, un adeguato
             contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici. Il recente sviluppo dei meto-
             di  di  pianificazione  e  gestione  forestale  offre  gli  strumenti  atti  a  operare  in
             modo sapiente ed efficace in questa direzione .
                                                         (14)

             (10)  CORONA, et al., 2009.
             (11)  CORONA, et al., 2008.
             (12)  CHITI, et al., 2018; FINO, et al., 2020.
             (13)  CORONA, et al., 2015.
             (14)  CORONA, et al., 2019.

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