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INSERTO



             2.  La repertazione delle tracce biologiche dalle vittime di violenza

             2.1 L’acquisizione delle fonti di prova nei reati di violenza sessuale o maltrattamento: una
             necessaria interazione e integrazione tra personale sanitario e personale di polizia giudiziaria

                  La casistica giudiziaria e la letteratura scientifica specializzata dimostrano
             che i reati di violenza sessuale, ma anche in molte circostanze quelli di maltrat-
             tamento, rappresentano fattispecie delittuose e implicano contesti investigativi
             nei quali le scienze forensi, e in particolare la biologia forense, possono fornire
             un contributo investigativo e probatorio determinante.
                  Per sua intrinseca natura, infatti, il contatto diretto tra vittima e aggresso-
             re, spesso temporalmente e spazialmente esteso , intenso in termini di pressio-
                                                          (2)
             ni, sfregamenti e frizioni e solitamente implicante il rilascio di tracce biologiche
             di varia natura, determina un significativo scambio reciproco interindividuale
             che, in accordo al Principio di Interscambio di Locard , è requisito essenziale per un
                                                           (3)
             buon successo degli accertamenti biologico-forensi. Ciò che rende in molti casi
             estremamente proficua l’indagine biologica nei reati in cui si verificano contatti
             con queste caratteristiche è proprio il fatto che, indipendentemente dal modus
             operandi durante l’aggressione, è estremamente improbabile che tra la vittima e
             il reo non si verifichino scambi reciproci di tracce biologiche di una qualche
             entità e tipologia: dal tanto “comune” quanto frequente deposito di materiale
             biologico derivanti dai contatti cutanei (o che comunque utilizzano l’epidermi-
             de come mezzo di trasferimento, comunemente denominate “tracce da contat-
             to”), alle tracce di saliva, di secrezioni vaginali, di sangue, al materiale fecale e,
             infine,  alle  tracce  di  liquido  seminale  che,  anche  nell’immaginario  collettivo,
             sono quelle più specificamente associabili e circostanziabili ai reati di violenza
             sessuale.
                  La vasta, frequente ed eterogenea categoria di tracce biologiche che carat-
             terizza questa fattispecie di reati ed in cui il Principio di Locard trova la sua mas-
             sima espressione e applicazione, unitamente alle sempre più sofisticate prestazio-
             ni analitiche delle moderne tecniche di laboratorio, offrono enormi potenzialità
             (2)  In reati di questa tipologia i contatti che spesso si verificano sono non transitori e in grado
                  di interessare più aree di contatto sul corpo degli individui coinvolti, sui loro indumenti e/o
                  su eventuali oggetti utilizzati.
             (3)  “Ogni contatto lascia una traccia”, aforisma semplificato derivante dalla citazione originale
                  “La verità è che nessuno può agire con l’intensità propria delle attività criminali senza lasciare
                  tracce multiple del suo passare. [...] gli indizi di cui io voglio parlare sono di due generi: qual-
                  che volta il criminale lascia le tracce su una scena con le sue azioni; altre volte, raccoglie sui
                  suoi  vestiti  o  sul  suo  corpo  tracce  dei  suoi  movimenti  e  della  sua  presenza”,  Edmond
                  LOCARD, L’enquête criminelle et les méthodes scientifiques, 1920.


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