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L’INFLUENZA MEDIATICA NEI PROCEDIMENTI PENALI
Nasce pertanto l’esigenza di contemperare, da una parte, la libertà dei
giornalisti di riferire e commentare liberamente il funzionamento del sistema
giudiziario penale; dall’altra, quella di porre limitazioni che tengano conto di
alcuni principi sintetizzabili nel concetto di equo processo, pietra angolare del
nostro sistema giustizia. Sarebbe auspicabile, dunque, che i mezzi di informa-
zione diffondessero solo notizie precedentemente verificate e che, non solo su
carta, esistesse un effettivo diritto di replica congiunto a quello di rettifica da
parte di chiunque sia colpito da notizie inesatte o diffamatorie. In verità, risulta
tutt’altro che semplice la realizzazione di quanto sopra esposto.
È notorio, infatti, il crescente rilievo che ha assunto e continua ad assume-
re la giustizia nella vita della collettività. Basti rievocare le parole di Cesare
Beccaria: “Pubblici siano i giudizi e pubbliche le prove del reato ”. In effetti, oggi sem-
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bra che nessuno possa fare a meno di prender parte, nelle vesti più svariate, ai
procedimenti penali.
Niente di diverso rispetto a quanto, già qualche tempo addietro, Philippe
Raynaud definì “uno dei fatti politici più importanti di fine XX secolo” .
(41)
Ci troviamo di fronte alla “democrazia giurisdizionale” , un fenomeno che
ha condotto alla “giuridizionalizzazione della vita collettiva” , con evidenti
(42)
ripercussioni sulla macchina della giustizia che, in primis, hanno acuito un atteg-
giamento di crescente sfiducia nei confronti dei giudici e, più in generale, nel
sistema nel suo complesso.
È ovvio però che la tutela di un siffatto interesse non possa e non debba
comportare nessuna eccessiva limitazione al diritto di critica nei confronti del-
l’operato dell’istituzione giudiziaria né tantomeno al diritto di esercitare un gior-
nalismo d’inchiesta, ma, per converso, occorre evitare che il processo mediatico
giunga a veicolare nella collettività una “rappresentazione” della giustizia diffor-
me rispetto alla realtà. Non di rado, accade che il convincimento dell’opinione
pubblica su un determinato caso non corrisponda con le verità emerse nelle
opportune sedi. In sostanza, la vicenda processuale reale può non combaciare
con la rappresentazione mediatica e, in tal modo, l’opinione pubblica viene
implicitamente indotta a pensare ad un cattivo funzionamento e all’esistenza di
una giustizia inefficace, lenta ed essenzialmente burocratica; in poche parole
inadeguata alle esigenze di tutela della società.
(40) Cesare BECCARIA, in Dei delitti e delle pene, 764.
(41) La rivista International political science review aveva dedicato il vol. 15, n. 2, aprile 1994, al tema
the judicialisation of politics: a wordl-wide phenomenon; di qualche anno precedente il volume Judicial
activisme in Comparative perspective, ed. Kenneth Holland, London, Macmillan, 1991.
(42) Op. cit., A. GARAPON, La question du juge, in Pouvoirs, Les Juges, Paris, Seuil, n. 74, 1995, pagg. 16 ss.
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