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DOTTRINA



                  Di questo passo, la spregiudicata spettacolarizzazione mediatica diventa
             dannosa non soltanto perché mette a repentaglio i diritti dell’indagato/imputa-
             to, sprovvisto tra l’altro di rimedi efficaci, ma altresì dannosa per la genuinità
             della funzione di chi investiga, pressato affinché venga trovato al più presto un
             colpevole,  e,  ovviamente,  di  chi  giudica,  onerato  di  emettere  sentenze  non
             “deludenti”. Si può quindi affermare che la traversata sul filo che lega diritto di
             cronaca  e  corretto  funzionamento  della  giustizia  è  resa  sempre  più  difficile
             dall’esistenza di un processo parallelo , scandito in tempi e regole differenti
                                                 (43)
             che alterano le logiche tradizionali. A tal proposito, a suggello di quanto finora
             detto,  Antoine  Garapon,  illustre  magistrato  francese,  lo  ha  ben  sintetizzato,
             asserendo che “i media, soprattutto la televisione pretendono di offrire una rappresentazio-
             ne più fedele della realtà di quanto non la offrano le finzioni procedurali. I media risvegliano
             il sogno della democrazia diretta, il sogno di un accesso alla verità liberata di ogni mediazione
             procedurale […] la tv ha una pretesa di obbiettività, che pure tralascia le scelte soggettive della
             ripresa e del montaggio. In questo modo si verifica la rottura della logica e dei tempi del pro-
             cesso” . In altre parole, stiamo assistendo alla degenerazione del delicato rap-
                 (44)
             porto informazione-giustizia che è finito per essere drammaticamente celebrato
             sui mezzi di informazione, con la pericolosissima idea che il miglior giudice sia
             l’opinione pubblica” . Non è infatti un caso che Franz Kafka  nel romanzo
                                (45)
                                                                         (46)
             “Il processo”, sottolineando la vergogna che si prova di fronte all’inconsapevo-
             lezza delle proprie sorti processuali, così scriveva: “La sentenza non viene ad un
             tratto, ma è il processo stesso che, poco a poco, si trasforma in sentenza”. La questione è
             che si assiste sempre di più ad una deformazione della notizia, congiunta alla
             depersonificazione dell’indagato/imputato a causa del dichiarato amore popolare
             per le urla e i finti litigi .
                                 (47)
                  Sembra quasi che sia stata spolverata l’antica funzione sacrificale del pro-
             cesso che, mercé un medievale rituale giudiziario, sarebbe capace di offrire al
             pubblico una vittima ideale, che non si ribelli alla sorte, e la cui colpa possa
             mascherare tutte le alchimie simboliche consumate a sue spese” .
                                                                          (48)
             (43)  Dal processo parallelo alla docu-fiction sui processi, la rappresentazione mass-mediatica della
                  giustizia; par. 1.6, di Edmondo Bruti Liberati, Procuratore della Repubblica aggiunto Milano.
             (44)  A. GARAPON, Le gardien des promesses. Justice et démocratie, Parigi, 1996. Trad it., I custodi dei diritti,
                  Giustizia e democrazia, Milano, Feltrinelli, 1997, in particolare pag. 59 ss.
             (45)  G. GIOSTRA, Media e giustizia. Il pericolo di una sovrapposizione. Le suggestioni del processo mediatico,
                  Il Riformista, 12 dicembre 2007, pag 6.
             (46)  F. KAFKA, Il processo, trad. P. LEVI, Einaudi, Torino, 2014.
             (47)  U. ECO, La bustina di Minerva, 1990; “Il giudizio su chi abbia strangolato la tal fanciulla è
                  ormai anticipato dal talk show a tal segno da rendere irrilevante e in goni caso predeterminata
                  la sentenza della Corte d’assise”.
             (48)  A. GARAPON, Del Giudicare, pag. 95; Raffaello Cortina Editore, 2007.

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