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LIBRI
Paolo Formiconi
MISSIONE IN SIBERIA
I soldati italiani in Russia 1915-1920
Ufficio Storico del V Reparto dello Stato Maggiore della Difesa,
2019, pagg. 260
Paolo Formiconi è ufficiale della riserva selezionata
e giovane autore di storia militare. Laureato e specializ-
zato in storia contemporanea ha conseguito il diploma
(V.O.) di “Archivista Paleografo” presso la Scuola
Archivisti e Bibliotecari dell’Università degli Studi “La
Sapienza” di Roma. Autore di altri due volumi (uno
come coautore) è collaboratore dell’Ufficio Storico
dello Stato Maggiore della Difesa.
Con questo volume dedicato alla missione in Siberia,
Formiconi ripercorre il difficile tracciato della missione militare speciale che a più
riprese si è occupata di rintracciare nell’Impero zarista prossimo al collasso e nelle
terre russe della guerra civile i prigionieri austro-ungarici di nazionalità italiana.
Compito della missione era di sostenere tali uomini e condurli in Italia, a prescindere
dalla loro volontà di combattere per il Belpaese o meno. Con le prime attività tra il
1915 e il 1916, riescono a portare in Italia circa 4.200 uomini attraverso il trasferi-
mento da Kirsanov ad Arcangelo e da lì a raggiungere via nave il suolo nazionale.
Il freddo inverno russo, i ghiacci artici e la situazione politica costituiscono un
muro impenetrabile che rinviò le attività alla primavera 1917. Purtroppo, la situa-
zione politica e sociale nell’Impero era oramai al collasso e scoppiarono progressi-
vamente moti rivoluzionari e di piazza. Con la guerra civile alle porte, gli “irreden-
ti” si dovettero trasferire prima in Cina e in seguito verso Krasnoiarsk e
Vladivostock per la costituzione del Corpo di Spedizione in Estremo Oriente.
In questa lunga e complessa vicenda emerge un personaggio dalle incredibili
capacità, il maggiore dei Carabinieri Cosma Manera.
Oggigiorno l’ufficiale è una delle figure più famose di quel periodo proprio per
il ruolo centrale che ebbe nel salvare da situazioni di disagio, se non dalla morte
nella tundra russa, migliaia di uomini delle cosiddette “terre irredente”. Come
nell’Arma è ben noto, egli fece molto di più, riuscendo a vestirli, armarli e moti-
varli al punto da arruolarli nelle operazioni in Estremo Oriente in una fase storica
che si terminò solamente nel 1920, ben due anni dopo la firma dell’armistizio a
Villa Giusti e la cessazione delle ostilità sul fronte italiano.
Dall’altra parte dell’emisfero, tuttavia, la situazione era ben diversa e si doveva-
no affrontare ben altri problemi.
Manera non era solo; soprattutto all’inizio delle sue attività, era inquadrato
all’interno della missione militare sotto la responsabilità di altri ufficiali
dell’Esercito ma si trovò a gestire da solo, o talvolta come ufficiale più anziano,
responsabilità incredibili in terra straniera, andando ben oltre il mandato che gli era
stato conferito. È forse questa una delle qualità dell’ufficiale, da esperto militare
“fuori area” e in grado di parlare fluentemente più lingue, riuscì sempre anche
quando la condizione del momento non lasciava presagire alcun esito favorevole.
In fin dei conti egli seppe ben incarnare una delle qualità che si richiedono anche
al semplice Carabiniere: comprendere la situazione e saperla gestire d’iniziativa,
adattandosi al mondo circostante.
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