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LIBRI
Sulla base di queste tesi, il Professore dell’Università degli Studi di Milano, ana-
lizza, secondo un criterio che oppone prima e dopo pandemia, i grandi protagonisti
della storia contemporanea: il processo di globalizzazione, nella sua accezione di
tensione degli Stati, delle economie e delle società verso un mondo sempre più inte-
grato ed interdipendente; l’intelligence, inteso come apparato deputato alla conserva-
zione delle Istituzioni e alla preservazione della sicurezza interna ed esterna di uno
Stato; e, infine, la politica internazionale, con un focus specifico sui possibili aggiu-
stamenti che subirà l’ordine mondiale una volta rientrata l’emergenza pandemica.
Per quanto riguarda il processo di interconnessione e interdipendenza del
mondo, comunemente definito globalizzazione, l’autore è molto chiaro: la verità
sta nel mezzo e, in particolare, nella zona grigia collocata tra le visioni troppo pes-
simistiche - per cui tale fenomeno “corre” verso una fine inesorabile, portandosi
con sé un nuovo rinvigorimento dei nazionalismi e dell’autonomia dei singoli Stati -
e quelle totalmente ottimistiche, secondo cui, dopo un paio di mesi di recessione,
tutto tornerà come prima. Tale stato di cose deriva dal fatto che, secondo Giannuli,
la globalizzazione, come tutti i fenomeni storicamente determinati, è un processo
ciclico che, lungi dal volgere al termine, sta attraversando una fase di rimodulazione
dei suoi elementi essenziali, già evidente prima della diffusione del Coronavirus, e
che, ora, sembra oltrepassare “la soglia del non ritorno”.
Infatti, già con la crisi economica internazionale del 2008, provocata dal crollo
dei titoli subprime negli Stati Uniti, è risultato evidente come l’interdipendenza alla
base del mercato globale abbia reso le economie nazionali più fragili, con mercati
sostanzialmente meno elastici e dipendenti, su base variabile (poiché dipende da
Stato a Stato), dall’estero. Tuttavia, la globalizzazione ha portato con sé molti
aspetti positivi, fra cui spicca su tutti l’aumento impressionante delle connessioni
commerciali internazionali che hanno favorito la nascita e la crescita di nuove infra-
strutture e rotte per il traffico commerciale, con evidenti ripercussioni sull’equili-
brio di potenza del sistema internazionale, in cui sono state favorite quelle potenze
in grado di investire sulle nuove rotte economiche.
In questo contesto, la diffusione del Coronavirus non ha fatto altro che rendere
ancora più evidenti le contraddizioni e le fragilità del mercato globale, in cui gli
Stati, concentrati nella produzione dei singoli beni più richiesti dal mercato inter-
nazionale - a discapito di una produzione più eterogenea - e sempre più dipendenti
dall’estero, stanno affrontando serie difficoltà nel gestire un’emergenza economica
che, da più di un anno, ha bloccato intere filiere economiche, allungando i tempi
di produzione e rallentando i cicli di vendita e profitto. Nonostante ciò, sembra
poco plausibile che l’interconnessione dei flussi commerciali sia destinata a termi-
nare, una volta che l’emergenza sanitaria sarà stata risolta. Le rotte dei trasporti
delle merci, siano essere marittime, aeree, su strada, continueranno ad essere inte-
ressate dal traffico alla base degli scambi internazionali, magari diversi in termini di
volume, ma mai completamente assenti. I modelli di sviluppo verranno rivisti, pro-
babilmente favorendo una maggiore eterogeneità nella produzione di beni e servi-
zi, ma il commercio internazionale e con esso, la globalizzazione, non cesserà a
causa della pandemia, né dei suoi effetti sui mercati. Per quanto concerne l’intelli-
gence, inteso come apparato deputato alla salvaguardia delle Istituzioni e della sicu-
rezza interna ed esterna di un Paese, il Professor Giannuli nell’analizzare l’impatto
della pandemia sui Servizi segreti nel mondo, distingue tre tempi:
➢ il primo riguarda quello che l’intelligence ha o non ha fatto;
➢ il secondo, ciò che l’intelligence sta facendo;
➢ il terzo, infine, coinvolge ciò che verrà fatto in futuro.
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