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LIBRI
Sul primo punto, Giannuli esprime un’opinione lapidaria: l’intelligence ha fallito
su tutta la linea e tale fallimento dipenderebbe dal fatto che non è riuscito a fare
ciò per cui tale apparato è deputato, ossia prevedere i pericoli e le minacce alla sicu-
rezza. Di fatto, secondo il Professore, i Servizi segreti di tutto il mondo non sono
stati in grado di cogliere i segnali della portata della pandemia non solo prima che
il Coronavirus si diffondesse, ma neanche una volta che la pandemia è effettiva-
mente iniziata.
Questa enorme mancanza, secondo il docente, deriva da due elementi. Il primo
è dovuto al fatto che sono mancati gli stimoli interni sulla base dei quali i Servizi
svolgono il proprio lavoro. In particolare, non è stata rappresentata da parte dei
Governi una serie di quesiti riguardanti una possibile minaccia proveniente da
un’emergenza sanitaria che potesse provocare, in primis, un’esigenza informativa e,
conseguentemente, un interesse attivo da parte dell’intelligence. Il secondo è associa-
to al fatto che l’intelligence lavora sulla base di focus informativi specifici, su cui ven-
gono raccolti dati e prodotte analisi per indirizzare i decisori ad assumere una
determinata posizione politica e fattiva. In questo senso, non essendoci stato, a
priori, un interesse politico nell’approfondire i rischi provenienti da una potenziale
pandemia, l’interesse dell’intelligence si è concentrato su altre priorità. Il rischio epi-
demiologico non è stato preveduto, né è stata vagliata la possibilità che una minac-
cia alla sicurezza nazionale potesse provenire da un virus.
Una volta scoppiata la pandemia, quando ormai la situazione aveva assunto pro-
porzioni già preoccupanti, la priorità che si è dato il sistema di intelligence è stata
quella di scoprire chi fosse il responsabile di questo sfacelo e, da qui, si sono sus-
seguite una serie di ipotesi che vanno dall’attacco batteriologico doloso all’inciden-
te, senza che in realtà si venisse a capo di ciò che effettivamente ha portato all’inizio
della diffusione del Coronavirus. In seconda battuta è iniziata la battaglia mediatica
e la guerra dell’informazione ha avuto un’impennata clamorosa, per cui la politica
internazionale e l’intelligence stesso si sono espressi in uno scaricabarile internazio-
nale, al fine di screditare Stati nemici e concorrenti, ma senza dare risposte.
Nel terzo e ultimo atto dell’analisi di Giannuli che coinvolge l’intelligence e che
copre il momento attuale, le prospettive dei Servizi sono due. A pandemia ancora
in corso e con una campagna vaccinale su scala internazionale da organizzare e
mettere in atto, l’intelligence ha, in primis, il gravoso compito di fornire un quadro del-
l’origine di questa emergenza, in maniera da dare delle risposte rispetto a chi sono
stati i responsabili di questo disastro e sul perché non si è riusciti a rispondere in
maniera preventiva all’emergenza.
In secondo luogo, i Servizi devono far fronte alle conseguenze securitarie deri-
vanti dalla pandemia: dalla recessione economica che potrebbe portare a minacce
provenienti dall’interno del Paese, con un’impennata dell’eversione; alla criminalità
organizzata che cerca di trarre profitto dall’emergenza; alle tensioni provenienti
dalle campagne di disinformazione di agenti esterni che cercano di indebolire
l’equilibrio interno dei singoli Paesi.
Ultimo ma non ultimo protagonista della trattazione del Professor Giannuli è la
politica internazionale che nel corso dell’ultimo anno e mezzo ha visto esacerbarsi
delle tensioni già presenti nella competizione fra Stati e che, secondo il docente,
riserva una serie di interrogativi rispetto a quello che sarà effettivamente l’equili-
brio di potere nell’arena internazionale di domani. L’elemento più lungamente ana-
lizzato dall’esperto di geopolitica riguarda, in particolare, l’esasperazione, dovuta
alla diffusione del Coronavirus, di tensioni preesistenti, prima su tutte la competi-
zione per la supremazia internazionale fra Stati Uniti e Cina.
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