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STUDI MILITARI



                  Quello stesso giorno il Breconshire con la sua scorta raggiunse Malta e il 19
             anche i due convogli italiani si ormeggiarono nei rispettivi porti di destinazione,
             eventi che rappresentarono un successo strategico per entrambe le Marine .
                                                                                     (73)
                  Il Carabiniere, con buona parte delle unità italiane, rientrò a Taranto nel
             tardo pomeriggio del 19, dopo aver percorso durante questa missione 1.389
             miglia .
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             (73)  Inoltre anche i danni subiti dalle unità sia britanniche che italiane impegnate in queste ope-
                  razioni sarebbero stati veramente minimi senonché la Royal Navy, non soddisfatta di aver
                  scortato il Breconshire a Malta, la sera del 18 dicembre fece riprendere il mare agli incrociatori
                  leggeri Aurora, Neptune e Penelope e ai quattro cacciatorpediniere Havock, Kandahar, Lance e
                  Lively al comando del capitano di vascello Rory O’Connor per tentare di intercettare i tre
                  mercantili dell’Asse diretti a Tripoli. La formazione britannica giunse alle 01:00 del 19 dicem-
                  bre a una ventina di miglia a est del porto libico e cominciò la ricerca delle unità nemiche,
                  che però ormai erano più a ponente. O’Connor, che era imbarcato sul Neptune in testa alla
                  linea di fila britannica, dette ordine di mettere in mare i paramine e poco dopo quello di dritta
                  fece esplodere un ordigno, che tuttavia non causò avarie all’incrociatore. Quest’ultimo mise
                  allora le macchine indietro per tentare di uscire dallo sbarramento, ma urtò un’altra mina che
                  danneggiò la parte poppiera della nave mettendo fuori uso le eliche e il timone. I due incro-
                  ciatori che seguivano il Neptune, per non investirlo, accostarono immediatamente uno a sini-
                  stra e l’altro a dritta ma entrambi incapparono in un paio di mine che causarono serie avarie
                  all’Aurora, mentre il Penelope ebbe danni limitati perché l’ordigno esplose contro uno dei suoi
                  paramine. L’Aurora, protetto dai caccia Havock e Lance, dovette rientrare a Malta, mentre il
                  Penelope cercò di soccorrere il Neptune che nel frattempo, scarrocciando, aveva picchiato in
                  una terza mina che ne causò un forte sbandamento a sinistra. O’Connor, rendendosi conto
                  delle serie avarie dell’incrociatore, fece comunicare al Penelope di non avvicinarsi per evitare
                  che pure esso subisse nuovi danni, come accadde al caccia Kandahar il quale, per tentare di
                  dare assistenza al Neptune, urtò una mina che gli staccò la poppa. L’odissea del Neptune era
                  ormai giunta alla fine perché alle 04:00 colpì una quarta mina che lo fece affondare con la
                  perdita di settecentosessantadue membri dell’equipaggio e un solo superstite venne salvato
                  quattro giorni dopo dalla torpediniera italiana Calliope. Il Kandahar andò alla deriva e solo la
                  mattina del 20 venne soccorso dal caccia Jaguar che tuttavia, non potendolo prendere a rimor-
                  chio per le proibitive condizioni meteomarine, dovette affondarlo con un siluro dopo aver
                  evacuato l’equipaggio, vedi ivi, Scontri navali e operazioni di guerra, busta 46-bis, fascicolo
                  E: “Risposta a nostro quesito data dall’Ammiragliato inglese con suo foglio n. HSL 30/51 in
                  data 31 gennaio 1951”; Bernard Ireland, Cruisers, London - New York - Sydney - Toronto, Hamlyn,
                  1981, pag. 91.
                  Per maggiori dettagli sullo svolgimento della battaglia e delle conseguenze tattiche e strategi-
                  che vedi Marco GEMIGNANI, 17 dicembre 1941: Prima Sirte, in Storia Militare, V (1997), 44,
                  pagg. 4-17.
             (74)  AUSMM, Statini dell’attività bellica delle navi, busta 8, fascicolo 9: “R.C.T. Carabiniere. Diario di
                  guerra”, annotazione del 19 dicembre 1941.

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