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STUDI MILITARI
Le navi italiane salpate dal porto siciliano si riunirono alle restanti e prose-
guirono verso est, ma alle 12:00 apparve un idrovolante da ricognizione a lungo
raggio Short “Sunderland” britannico che, mantenendosi fuori tiro, cominciò a sor-
vegliare le mosse della formazione italiana. Alle 07:52 del 28 marzo a sud
dell’Isolotto di Gaudo, nei pressi di Creta, furono avvistati dalle navi della Regia
Marina quattro incrociatori leggeri e altrettanti caccia britannici al comando del
viceammiraglio Henry Pridham-Wippell partiti dal Pireo alle 13:00 del 27 per
intercettarle, unitamente alla Mediterranean Fleet del viceammiraglio Cunningham
salpata da Alessandria d’Egitto alle 19:00 del medesimo giorno. La III Divisione
seguita dai caccia della XII Squadriglia, che si trovavano all’avanguardia della for-
mazione italiana, ebbero l’ordine di incalzare le unità avversarie che accostarono
a sud-est per cercare di attirare il nemico verso la sopraggiungente Mediterranean
Fleet composta da tre corazzate, una portaerei e nove caccia. Sul Carabiniere nella
cassa a fumo si manifestò un principio d’incendio che fu prontamente domato,
cosicché il caccia poté mantenere il suo posto e alle 08:12 gli incrociatori della III
Divisione aprirono il fuoco contro le unità di Pridham-Wippell. Tuttavia essi non
riuscirono a serrare le distanze né a colpire le navi britanniche e l’ammiraglio
Iachino, non desiderando che essi si allontanassero troppo dal grosso, li richiamò
indietro. A loro volta le unità inglesi accostarono di 180° e si posero all’insegui-
mento di quelle italiane e alle 10:55 avvistarono il gruppo con la Vittorio Veneto e,
avendola scambiata per una corazzata della Mediterranean Fleet, le fecero con un
proiettore il segnale di riconoscimento “OBI”, alla quale la nave ammiraglia di
Iachino rispose aprendo il fuoco con i suoi cannoni da 381 millimetri. Pridham-
Wippell, resosi conto dell’errore di identificazione, si diresse a est inseguito di
nuovo dalla III Divisione. Questo tallonamento durò soltanto una ventina di
minuti perché alle 11.20 Iachino dispose che gli incrociatori della III Divisione,
sempre scortati a distanza ravvicinata dal Carabiniere e dai caccia della XII
Squadriglia, ripiegassero verso ovest. L’ammiraglio infatti, avendo compreso che
l’avversario aveva scoperto tutte le unità della Regia Marina impegnate nella mis-
sione e che sembrava che in mare non vi fossero i convogli suo obiettivo princi-
pale, alle 11:40 decise di annullare la missione e di rientrare in Italia. Lungo la rotta
di ritorno la formazione della Regia Marina cominciò a subire attacchi da parte di
velivoli britannici provenienti sia da basi greche sia dalla portaerei Formidable con-
tro i quali anche il Carabiniere aprì il fuoco. Alle 15:21 un aereo, prima di essere
abbattuto dal tiro della Vittorio Veneto, colpì la corazzata con un siluro costrin-
gendola a fermare le macchine per sei minuti, ma poi l’unità poté riprendere la
navigazione verso occidente con una velocità compresa fra i 16 e i 19 nodi .
(64)
(64) AUSMM, Naviglio militare, busta V 3 bis: “R. N. Vittorio Veneto. Diario di bordo”, annota-
zione del 28 marzo 1941.
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