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LE NAVI DELLA REGIA MARINA E DELLA MARINA MILITARE CON IL NOME CARABINIERE



               Squadra Navale, le corazzate Vittorio Veneto, Andrea Doria e Giulio Cesare con una
               forte scorta . Le due formazioni italiane riuscirono a riunirsi ma, per una serie
                           (62)
               di ritardi nella segnalazione dei movimenti navali avversari, non poterono inter-
               cettare le unità della Forza H che eseguirono la loro missione e rientrarono a
               Gibilterra.
                     In marzo il comando del Carabiniere fu assegnato al capitano di fregata
               Giacomo Sicco e l’unità fu impegnata in tre esercitazioni e in una missione di
               scorta indiretta per un convoglio e alla fine del mese il caccia prese parte a
               un’incursione  in  forze  nel  Mediterraneo  orientale  per  attaccare  i  mercantili
               avversari che trasportavano rifornimenti dall’Africa settentrionale in Grecia.
                     Era infatti accaduto che il 13 e il 14 febbraio 1941 a Merano si era svolta
               una conferenza fra i vertici militari italiani e tedeschi, nel corso della quale que-
               sti ultimi avevano insistito per un maggior impegno della Regia Marina contro
               i convogli britannici che sostenevano lo sforzo bellico greco. La richiesta inizial-
               mente fu respinta dal nuovo capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio
               di squadra Arturo Riccardi, che tuttavia nel mese successivo la accolse sia per
               le insistenze dei tedeschi, sia perché l’ammiraglio Iachino, comandante della
               flotta, senza sapere delle istanze degli alleati, aveva pianificato autonomamente
               un attacco a questi convogli nemici.
                     Fu pertanto deciso di impiegare contro questi ultimi un complesso navale
               costituito  dalla  corazzata  Vittorio  Veneto,  dagli  incrociatori  pesanti  della  I
               Divisione Fiume, Pola e Zara, della III Divisione Bolzano, Trento e Trieste, dagli
               incrociatori leggeri dell’VIII Divisione Giuseppe Garibaldi e Luigi di Savoia Duca
               degli  Abruzzi  e  diciassette  cacciatorpediniere  della  IX,  X,  XII,  XIII  e  XVI
               Squadriglia, fra i quali il Carabiniere.
                     Tuttavia i britannici, avvalendosi del loro servizio di decrittazione dei mes-
               saggi in codice avversari, ebbero sentore dell’operazione che la Regia Marina
               stava pianificando e presero le contromisure necessarie per evitare che gli italiani
               attaccassero i convogli e contemporaneamente per tendere loro un agguato .
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                     Alle  04:45  il  Carabiniere  lasciò  Messina  con  gli  altri  caccia  della  XII
               Squadriglia e gli incrociatori pesanti della III Divisione e solo allora il capitano
               di fregata Sicco informò l’equipaggio della missione che era stata loro affidata.

               (62)  AUSMM,  Biografie  ufficiali,  busta  H-I  15,  fascicolo  2:  “Ministero  della  Difesa-Marina.
                     Direzione Generale degli Ufficiali e dei Servizi Militari e Scientifici. Divisione II. Sezione II.
                     Matricola Ufficiali. Corpo Stato Maggiore. Estratto matricolare dell’Ammiraglio d’Armata
                     deceduto Iachino Angelo Francesco nato il 24 aprile 1889 a San Remo provincia di Porto
                     Maurizio”; ivi, Naviglio militare, busta V 3 bis: “R. N. Vittorio Veneto. Diario di bordo”,
                     annotazioni dall’8 al 9 febbraio 1941.
               (63)  Per  maggiori  notizie  sull’attività  svolta  da  questo  reparto  britannico  vedi  ALBERTO
                     SANTONI, Il vero traditore. Il ruolo documentato di ULTRA nella guerra del Mediterraneo, Milano,
                     Mursia, 1981.

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