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DOTTRINA
Ecco quindi che si verifica quella dissociazione emotiva necessaria per
rimanere attaccati a tutti i costi al proprio partner violento. La donna vittima di
IPV ricrea dunque nel proprio mondo interiore quella verità privata fondata sui
meccanismi di difesa che la proteggono dall’angoscia del distacco: la negazione
delle violenze, la giustificazione, la scissione delle parti negative dell’aggressore
e la loro interiorizzazione (“è colpa mia se lui si comporta così”). Dinanzi ad
una tipologia di problema come l’IPV così delicata e complessa, è necessario
dunque un lavoro su più livelli affinché la verità privata, la non-verità, lasci pian
piano spazio a una verità condivisa, all’accettazione della posizione di vittima e
al rifiuto delle violenze.
Il punto di partenza è innanzitutto nel superamento dei limiti dell’azione
degli operatori di aiuto. Infatti non è infrequente che questi ultimi tendano a uti-
lizzare le stesse difese della vittima come minimizzazione e negazione, dando
poco credito alla testimonianza. Tale difficoltà è spesso indice della mancanza
di una adeguata formazione.
Andrebbe spiegato innanzitutto come sviluppare un primo approccio
comunicativo, al fine di evitare alcuni errori che lacerano già dall’inizio la pos-
sibilità di successo di un’azione di aiuto. Ad esempio giudicare, come può acca-
dere banalmente nei confronti di donne che si presentano con un abbigliamen-
to che può apparire provocante, offuscando così il principio per cui non pos-
sono mai esistere attenuanti alla violenza; o ancora, sottovalutare il pianto, la
disperazione, che possono sembrare atteggiamenti addirittura simulativi; “psi-
cologizzare”, nella sua accezione deteriore di valutazione e giudizio del sentire
altrui, pensando che sia la vittima ad avere dei problemi psicopatologici, senza
comprendere che tali sono spesso le conseguenze degli stessi abusi.
Cosa è invece importante fare:
➢ ascoltare: ovvero la metodologia di lavoro indicata è quella che insegna a
recepire, in quanto uno dei momenti fondamentali è il riconoscimento della
violenza, la quale può essere possibile anche in assenza di un riscontro medico;
➢ credere: è possibile che si presentino donne che raccontino storie inven-
tate, che non rientrano nei canoni del maltrattamento vero e proprio, ma nella
maggior parte dei casi si tratta di situazioni reali, per cui il punto di partenza
deve essere quello di credere senza sospetto;
➢ consultare: nel dubbio, avvalersi della collaborazione di altri servizi e/o
figure professionali, con i quali potersi confrontare e decidere sulle azioni da
intraprendere; attivare cioè una rete di sostegno alla vittima di IPV fondamen-
tale affinché la stessa senta quella sicurezza che le permetta di portare avanti la
propria causa.
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