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DOTTRINA



                  La violenza domestica è la forma di violenza più diffusa ma anche la più
             silenziosa e sommersa per lo stigma e le vergogna che la circondano. Ancora
             oggi  viene  considerata  una  questione  privata:  una  vergogna  da  nascondere,
             spesso con esiti drammatici.
                  Il silenzio, obbligato o scelto, sugli abusi, sui “segreti di famiglia”, caratte-
             rizza molte relazioni familiari e fa diventare la violenza domestica un problema
             infra-generazionale. Il silenzio di fatto nega l’accaduto, le responsabilità del car-
             nefice e zittisce i sentimenti delle vittime, impedendo così l’elaborazione degli
             eventi traumatici.
                  I non detti, i non elaborati, possono così procurare nelle generazioni suc-
             cessive distorsioni evolutive che rappresentano la qualità esatta dell’atto subito
             o agito compiendo azioni mentali di negazione della realtà.


             8.  Perché le donne non denunciano? Perché le relazioni abusanti continuano?
                  Il  ciclo  della  violenza  è  una  delle  spiegazioni  ma  non  l’unica.  Spesso,
             nonostante le violenze, persistono aspetti psicologici di negazione o minimiz-
             zazione  dei  problemi,  per  cui  l’abusante  viene  giustificato  o  perdonato,  e  si
             cerca di valorizzarne i tratti positivi. Oppure subentrano distorsioni dovute a
             tradizioni, a stereotipi, a idealizzazione della sacralità del legame matrimoniale,
             a una presunta salvaguardia del benessere familiare e dei figli. Vi sono inoltre
             motivi finanziari e di dipendenza economica che spesso limitano la capacità di
             scelta della vittima, così come l’isolamento in cui la stessa può ritrovarsi dopo
             che l’abusante ha fatto sì che progressivamente venissero meno i rapporti con
             familiari e amici.
                  Quando parliamo di “silenzio” parliamo dunque di un fenomeno molto
             articolato, variabilmente connesso ad aspetti passivi (inabilità o impossibilità
             per la vittima di denunciare) e attivi (riluttanza della vittima a rendere manifesta
             la violenza) .
                        (35)
                  Le donne vittime di IPV entrano in una spirale di terrore ma anche di
             dipendenza affettiva e di forte legame con il partner violento.
                  Il fatto che chi danneggi e umili sia la persona amata, colui da cui ideal-
             mente ci si aspetta protezione e sostegno, lede la fiducia nell’altro in generale,
             insinuando la convinzione di non essere al sicuro in nessun luogo e di doversi
             inevitabilmente affidare all’unica persona con cui si è rimasti in contatto, il par-
             tner violento appunto.

             (35)  Tine M. GAMMELTOFT, Silence as a response to everyday violence: Understanding domination and distress
                  through the lens of  fantasy, Ethos, 2016, 44.4: 427-447.

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