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LE NAVI DELLA REGIA MARINA E DELLA MARINA MILITARE CON IL NOME CARABINIERE
Il Carabiniere, agli ordini del capitano di corvetta Romolo Bruzzone, il 18
gennaio 1918 entrò a far parte della VII Squadriglia dipendente dal Comando
Base Armata e il 12 febbraio fu assegnato al Comando Servizi della Regia
Marina in Sicilia e, in particolare, all’Ispettorato per la Difesa del Traffico
Marittimo Nazionale per assolvere l’importante compito di scortare i mercantili
impegnati nel trasporto dei rifornimenti e proteggerli dall’insidia dei sommer-
gibili avversari. Nei mesi successivi il cacciatorpediniere eseguì molte missioni
del genere e la sera del 31 luglio lasciò Messina per svolgere la funzione di unità
caposcorta di un convoglio composto dai piroscafi Cornelia, Famiglia, Giovanni
Battista, Marco Aurelio, Monviso, Navigator, Sibilla e Wapping che si sarebbe diretto
a Siracusa con la protezione, oltre del Carabiniere, dei MAS 111, MAS 112,
MAS 113 e delle vedette G. 5, G. 47 e Zelina . Poco dopo la partenza il capi-
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tano di corvetta Bruzzone fu informato dalla Stazione di segnalazione di San
Ranieri che vicino a Siracusa il piroscafo britannico Freshfield era stato attacca-
to da un sommergibile avversario e che per tale motivo il Comando Marina di
Messina, ritenendo troppo pericoloso far proseguire il convoglio fino al porto
di destinazione originaria, aveva disposto che esso fosse dirottato a Catania.
Il Carabiniere, pertanto, iniziò a mettere al corrente le unità del convoglio
della mutazione di rotta e nel fare questo, a causa della notte illune e delle luci
oscurate, si trovò in rotta di collisione di controbordo con la vedetta G. 5. Il
comandante del caccia si rese conto che l’impatto fra le due unità sarebbe avve-
nuto nel punto in cui il Carabiniere aveva brandeggiato in fuori il tubo lanciasiluri
di prora di sinistra per poterlo impiegare più rapidamente in caso di necessità.
L’urto molto probabilmente avrebbe causato l’esplosione dell’arma provocan-
do seri danni al caccia e alla vedetta se non addirittura il loro affondamento ma
il capitano di corvetta Bruzzone, modificando la velocità del Carabiniere, riuscì
a fare in modo che la collisione avvenisse più a poppavia del tubo lanciasiluri e
con forza limitata, cosicché i danni furono contenuti, tanto che le due unità
poterono proseguire la missione di scorta fino a Catania .
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Nei giorni seguenti il Carabiniere si trasferì a Palermo e l’8 agosto iniziò le
riparazioni delle avarie patite, dopodiché riprese servizio operando ancora a
disposizione del Comando Servizi della Regia Marina in Sicilia e dell’Ispettorato
per la Difesa del Traffico Marittimo Nazionale.
(27) Ivi, busta 2393, fascicolo 8: lettera del contrammiraglio Pio Lobetti Bodoni all’Ufficio del Capo
di Stato Maggiore della Marina - Divisione Operazioni redatta a Roma il 26 settembre 1918, con
n. di protocollo 19750 e avente oggetto “Collisione fra il R.C.T. Carabiniere e la vedetta G. 5”.
(28) La collisione fu oggetto di un’inchiesta, al termine della quale fu deciso di infliggere un rim-
provero sia al comandante del Carabiniere che a quello della vedetta G. 5, vedi ivi: copia della
lettera del contrammiraglio Giovanni Sechi alla Direzione Generale degli Ufficiali e Servizio
Militare redatta a Roma il 29 settembre 1918, con n. di protocollo 22101 e avente oggetto
“Collissione [sic] fra il C.T. Carabiniere e la vedetta G. 5”.
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