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LE NAVI DELLA REGIA MARINA E DELLA MARINA MILITARE CON IL NOME CARABINIERE
Inoltre, un sommergibile si sarebbe posto in agguato a occidente di Orsera
e un altro battello subacqueo avrebbe svolto la medesima missione più al largo
sul parallelo di Parenzo. Le unità assegnate all’operazione cominciarono a sal-
pare da Venezia pochi minuti dopo la mezzanotte fra il 10 e l’11 luglio in modo
che alle 04:00 il Carabiniere, l’Alpino e il Fuciliere si trovassero a cinque miglia da
Parenzo nel punto loro assegnato da dove potevano colpire la base degli idro-
volanti e la batteria di San Lorenzo con la copertura al largo delle torpediniere
costiere che si sarebbero disposte a semicerchio. Lo Zeffiro, invece, si era sepa-
rato dagli altri tre caccia per posizionarsi in una zona che gli avrebbe permesso
di sorvegliare il piccolo porto di Parenzo.
Alle 04:45 gli austro-ungarici notarono le navi italiane ed aprirono il fuoco
contro di esse dalla batteria posta sull’Isolotto di San Nicolò: i quattro caccia
replicarono immediatamente serrando le distanze. Essi si avvicinarono fino a due-
mila metri dalla costa ma non andarono oltre per timore delle mine e ben presto
alla prima batteria avversaria se ne unirono altre quattro che progressivamente
aggiustarono il loro tiro contro le navi italiane. Nonostante ciò il comandante
Gais ordinò di sparare contro l’aviorimessa che fu ripetutamente centrata e solo
quando notò un forte incendio che divampava nelle sue vicinanze dispose il ripie-
gamento delle unità, che avevano tirato complessivamente circa duecento canno-
nate, delle quali trenta erano partite dal Carabiniere sul quale era imbarcato . Nel
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corso della manovra di allontanamento vennero notati verso sud fumi di navi
austro-ungariche e Gais, sperando che esse avessero il compito di intercettare le
unità italiane che avevano attaccato Parenzo, ridusse la velocità delle proprie navi
a ventidue nodi in modo da permettere a quelle avversarie di inseguirle e così por-
tarle a tiro del gruppo di sostegno formato da esploratori e caccia della Regia
Marina. Tuttavia l’accortezza di Gais non dette i risultati sperati in quanto le unità
austro-ungariche poco dopo scomparvero all’orizzonte e i suoi caccia, con lo
Zeffiro leggermente danneggiato da schegge e con cinque feriti fra i membri del-
l’equipaggio, poterono ormeggiarsi a Venezia alle 08:20 . Nei mesi successivi il
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Carabiniere continuò ad operare nell’Adriatico settentrionale e nell’aprile del
1917 fu assegnato alla VI Squadriglia delle Forze Navali Alto Adriatico; il 19, il
21 e il 23 agosto seguente, insieme ad altre unità, scortò i pontoni armati semo-
venti Alfredo Cappellini e Faà di Bruno impegnati nel cannoneggiamento delle
posizioni austro-ungariche sull’Hermada e alla foce del Fiume Isonzo .
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(24) Ivi, busta 2094, fascicolo 11: “R. Cacciatorpediniere Carabiniere. Azione contro l’Hangar di
Parenzo 11 luglio 1916”.
(25) Ivi: lettera del capitano di fregata Luigi Gais al Comando in Capo del Dipartimento Militare
Marittimo di Venezia redatta a Venezia il 1° agosto 1916, con n. di protocollo 2576 M e aven-
te oggetto “Missioni di guerra dei C.T. della IV Squadriglia”.
(26) Ivi: “Notizie storiche sulla silurante radiata Carabiniere”.
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