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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Persino le cosiddette primavere arabe, di recente memoria, sono state, a
ben guardare, più il frutto di una disordinata pulsione libertaristica che di una
consapevole voglia di democrazia . Eredità socio culturale insuperabile, senza
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speranza? Impossibile dirlo, il dio Kronos potrà anche qui essere d’aiuto. Di
certo, lo saranno di meno tentativi di esportazione della democrazia in quelle
aree, sia pure sostenuti da nobili teorie di eccezionalismo messianico.
3. La farsa dei mandati
Sulla base degli accordi detti di Sykes-Picot del 1916 , al momento della
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sconfitta ottomana nel 1918, Gran Bretagna e Francia restavano sostanzialmen-
te padroni dell’area in questione.
Più la prima della seconda, vista l’influenza in Persia, nella penisola arabica,
in Egitto e Sudan. Iniziava il periodo durante il quale l’Ufficio al Cairo del Foreign
Office avrebbe gestito la “riserva di caccia” britannica, fra Mediterraneo e Medio
Oriente. Tra l’altro, l’impero sconfitto non serviva ormai più a Londra quale
baluardo contro le aspirazioni russe sul Bosforo e i Dardanelli, visto che la poten-
za russa era azzerata dalla cruenta guerra interna di affermazione del potere sovie-
tico. Alla convinzione del presidente statunitense Wilson che, nel suo approccio
realistico-visionario ai negoziati di pace, sosteneva il superamento del coloniali-
smo, i vincitori europei diedero ben ipocrita ragione, inventando il sistema dei
mandati . Alla conferenza di Sanremo, nel 1920, la Francia si assunse la respon-
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sabilità di portare alla democrazia indipendente Libano e Siria, la Gran Bretagna
Iraq e Palestina. Esse agivano in nome della neonata Società delle Nazioni. Si trat-
tava, in buona misura, di un mascheramento del prosieguo dell’età coloniale. Le
due potenze non lavorarono realmente, forse ancor meno la Francia, alla forma-
zione di una potenzialità democratica nelle aree di reciproca competenza.
Dopo la Seconda guerra mondiale , troviamo quindi il Libano fondato su
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una strana Costituzione che divide i poteri fra le tre confessioni dominanti,
l’Iraq ancora sottoposto ai britannici fino al colpo di stato del 14 luglio 1958, la
Siria che inizia l’infinita serie di crisi di governo, condotte in una logica anti-
occidentale e (in parte) filo-sovietica, e infine la Palestina, dove l’inarrestabile
immigrazione sionista aveva posto le basi per la tumultuosa nascita dello stato
ebraico, nel 1948.
(3) Sulle primavere arabe, v. www.ispionline.
(4) V., MEYR, 2016.
(5) V., DI NOLFO, pagg. 78-82.
(6) Per un quadro d’insieme, v. DUCE.
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