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UNO SGUARDO SULL’INSTABILITÀ DEL MEDIO ORIENTE



                     A difesa della “simpatica piccola democrazia” sul Golfo, occupata facil-
               mente dagli iracheni nel 1990, una possente coalizione militare, principalmente
               statunitense, riportò le cose a posto nel 1991. Naturalmente, sono temi sui quali
               la storiografia deve ancora fare chiarezza. Solo a livello di ipotesi, suggerita dalla
               logica  della  contrapposizione  bipolare,  la  presenza  (sia  pure  per  poco)
               dell’Unione Sovietica sulla scena mondiale impedì agli USA la radicale rimozio-
               ne di Saddam. “Il successo militare dell’operazione “Desert Storm” non risolse in
               ogni modo i vari problemi dell’area” .
                                                   (11)
                     Dopo l’11 settembre 2001, le minacce per la sicurezza nazionale degli Stati
               Uniti e dei loro alleati, vere o presunte, dovevano essere radicalmente affronta-
               te.
                     Saddam, che nel suo esasperato realismo politico non costituiva certo una
               minaccia per noi occidentali, doveva essere rovesciato, per portare la democra-
               zia in Iraq(!). Così nacque la penosa vicenda relativa alle armi di distruzioni di
               massa del dittatore, che dopo l’invasione del paese finì giustiziato dagli stessi
               iracheni (magari un po’ condizionati…), perché Norimberga aveva insegnato
               che il processo dei vinti - sia pure ingiustificabili nella condotta - da parte dei
               vincitori si prestava a critiche. Le condizioni del post-Saddam in Iraq sono sotto
               gli occhi di tutti.


               9.  Conclusioni
                     La lista degli eventi mediorientali nei quali le potenze occidentali di riferi-
               mento hanno assunto posizioni molto criticabili potrebbe allungarsi, ma sareb-
               be forse solo un inverosimile “tentativo di completezza”. Basti ricordare l’osti-
               nazione francese nel far cadere Gheddafi, e l’abbandono politico dei curdi, pro-
               tagonisti del contrasto al califfato islamico, da parte degli Stati Uniti.
                     Non sarà certo questo articolo a scoprire che gli eventi storici sono il frutto
               del contrasto dialettico fra i soggetti di una determinata circostanza e le scelte di
               chi è più forte pesano, in prospettiva, più delle altre. Se accettiamo l’ipotesi fon-
               dante che, dopo l’abolizione del califfato, nel 1922, le potenze dominanti nell’im-
               mensa area ex ottomana sono state Gran Bretagna, Francia e poi Stati Uniti, è
               abbastanza agevole constatare che esse non sono state in grado di gettare le fon-
               damenta per una civile convivenza, fra gli stati della regione e al loro interno.
                     Senza pretesa di giustificazioni, va ricordato che stiamo parlando dell’area
               più complicata al mondo, sotto il profilo dell’inestricabile groviglio fra etnie e
               religioni.

               (11)  V., FRANCO, pag. 116.

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