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UNO SGUARDO SULL’INSTABILITÀ DEL MEDIO ORIENTE



               6.  Poca saggezza verso l’Iran
                     Nell’agosto del 1953, la Central Intelligence Agency, diretta da Allen Dulles e
               in sintonia con Londra, portò (con alcune difficoltà) a compimento l’operazio-
               ne Ajax, colpo di stato a Teheran che rovesciò il primo ministro Mossadegh e
               rafforzò,  quale  capo  effettivo  e  non  solo  formale  dell’Iran,  lo  shah  Reza
               Pahlavi . Ciò riportava il petrolio iraniano sotto controllo occidentale - comun-
                      (9)
               que statunitense e non più britannico! - ma soprattutto rendeva quel grande
               paese il “gendarme del Golfo”, in nome degli Stati Uniti.
                     La via di estrema occidentalizzazione che fu intrapresa dallo shah, come
               forma di sudditanza al padrone esterno e in opposizione alle lusinghe sovieti-
               che, come pure di prudente distanziamento dalle forze profonde nazionaliste e
               sciite della società persiana, porterà negli anni Sessanta/Settanta all’esistenza di
               un Iran sicuramente a noi vicino e affine, ma pure pronto all’esplosione sovver-
               siva del 1978/79, ovvero alla svolta radicale islamica che ben conosciamo, anco-
               ra oggi.
                     In parole semplici: senza certo volerlo, a Washington, favorendo il conso-
               lidamento di un satellite fedele e clonato sui propri valori, si posero le basi di
               una rivincita nazionale e religiosa iraniana dalle potenzialità rilevanti. Decenni
               di forzata occidentalizzazione, non disgiunta da metodi tipici dei regimi autori-
               tari, convinsero molti iraniani a invocare Khomeini.
                     La questione del ruolo iraniano (sciita) nel Medio Oriente resta uno dei
               prioritari fattori di instabilità dell’area.


               7.  Il suicidio politico anglo-francese sul canale di Suez
                     Per incassare un colpo definitivo alla propria ormai scarsa credibilità poli-
               tica nel Medio Oriente, Londra e Parigi scelsero un modo davvero grottesco. Al
               di là della facile ironia, il tentativo di opporsi alla nazionalizzazione egiziana
               della Compagnia del Canale di Suez, con fondamenti giustificativi legati al più
               becero vetero-colonialismo e con una messa in scena per nulla credibile, alla
               quale si prestò pure Israele (ma per motivi più comprensibili di sicurezza nazio-
               nale), rappresentò senza dubbio un punto assai basso della politica delle due
               potenze  europee,  come  pure  l’ennesimo  segnale  di  un’incapacità  gestionale
               rispetto l’area in questione.
                     Ad avallare questi assunti basterebbe il senso di vergogna con il quale il
               premier inglese Eden vietò la produzione di documenti ufficiali relativi all’intesa
               anglo-franco-israeliana contro Nasser.

               (9)   V. MEYR, 1994.

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