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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Lo stesso leader conservatore, che aveva vissuto momenti più esaltanti
quale Ministro degli Esteri di Churchill, uscì dai fatti dell’autunno 1956 con un
sistema nervoso ormai compromesso, che lo indusse a necessarie dimissioni.
Gli Stati Uniti, che pure durante i giorni caldi della crisi avevano cercato
di far ragionare gli stretti alleati (di Londra, più che di Parigi, visti i rapporti di
quegli anni…) sull’insostenibilità delle loro posizioni di arroganza, e che arriva-
rono a votare all’ONU contro l’aggressione all’Egitto, insieme ai sovietici -
segnando simbolicamente con quel voto condiviso, per inciso, il passaggio dalla
guerra fredda all’età della coesistenza pacifica - sbagliarono poi tutto nel tirare
le somme politiche della vicenda.
Invece di capire che era il momento per cercare di far dialogare Israele con
il mondo arabo, e per riesaminare le modalità del rapporto fra i paesi più evoluti
e quelli in via di sviluppo, essi furono onnubilati dall’ossessione delle mire
sovietiche sull’area, partorendo agli inizi del 1957 quella “dottrina Eisenhower”
(Middle East Resolution) che indicava, quale minaccia sovrastante l’area, proprio
il comunismo, in tutte le sue forme. Screditate Gran Bretagna e Francia, con gli
Stati Uniti incapaci di capire la realtà, l’enorme regione rimase a lungo in balìa
di sé stessa, e persino noi italiani tentammo di approfittare del vuoto, mediante
la spregiudicata ma affascinante politica energetica dell’ENI di Enrico Mattei,
sostenuta in modo occulto dal neo-atlantismo di parte della Democrazia
Cristiana .
(10)
8. Cosa fare di Saddam Hussein?
L’incoerenza politica di noi occidentali, nei confronti dei decenni di potere
del tiranno iracheno, offrono un ottimo spunto, sempre tentando di capire
qualcosa dell’irrequietezza mediorientale. Lungi dal riabilitare una figura che
non merita statue e piazze intitolate, si può tuttavia sostenere che essa fu utiliz-
zata dall’esterno a piacere, secondo i bisogni del momento.
Tutt’altro che sgradita, a noi alleati atlantici, la sua irresponsabile offensiva
contro un’Iran ritenuto debole, in seguito all’abbandono statunitense, nel dopo-
Shah. I francesi gli misero in piedi una centrale atomica, rasa poi al suolo da un
impeccabile raid aereo israeliano. Come baluardo dei nostri valori laici, in con-
trasto al preoccupante islamismo sciita, Saddam poteva anche essere accettabile.
Finita la guerra (cruentissima, peraltro) con l’Iran, nel 1988, il ras di
Baghdad rivolse subito le attenzioni alla presunta, antica provincia irachena del
Kuwait.
(10) V., MEYR, 2003.
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