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UNO SGUARDO SULL’INSTABILITÀ DEL MEDIO ORIENTE



                     Sono evidenti collegamenti fra tale ambito e il concetto di “Mediterraneo
               allargato”, ora molto utilizzato dagli studiosi . Non va mai dimenticato che
                                                            (1)
               Venezia  costruì  la  fortezza  di  Palmanova,  nella  pianura  friulana  sull’estremo
               finire del cinquecento, proprio per fermare gli ottomani, sebbene ciò si sia poi
               rivelato inutile. Rallentata a Lepanto (1571) e fermata a Vienna (1683), l’espan-
               sione di quel grande impero si trasformò in ritirata di lungo periodo ed esso
               uscì di scena quale sviluppo della Prima guerra mondiale, dopo che le cancelle-
               rie europee avevano da lungo tempo bollato l’impero come “l’uomo malato
               d’Europa”, dal destino segnato.


               2.  Una pesante eredità ottomana
                     L’appartenenza  di  questi  immensi  territori,  sia  pure  abbondantemente
               diversificata  nel  tempo  ma  comunque  plurisecolare,  all’impero  ottomano,  ci
               suggerisce  una  prima,  generale  chiave  di  lettura  della  difficoltà  di  stabilire
               modelli di convivenza civile pacifica, democratica e condivisa, in quelle regioni.
               A dirla secca: la democrazia non è nel DNA dei paesi ex-ottomani. Il modello
               di  potere,  esercitato  dal  gruppo  dominante  non-arabo  insediato  a
               Costantinopoli per molti secoli, era del tutto lontano da ciò che andava fatico-
               samente maturando in Europa, verso il sistema parlamentare, sia pure in stati
               quasi  esclusivamente  monarchici.  Immaginandoci  alla  fine  del  settecento,  è
               impressionante pensare alla figura del “capo supremo”, dell’impero ottomano
               e  dell’islam,  rispetto  al  pari  grado  statunitense,  appena  delineato  dalla
               Costituzione di Filadelfia. Lasciando la fantasia, è comunque facile constatare
               come l’impero ottomano non abbia costituito una scuola ottimale per formare
               le popolazioni alla moderna democrazia. Il ricambio del potere, in quei contesti,
               poteva essere immaginato solo attraverso la violenza. Arbitrio e mancanza di
               limiti erano la regola, proprio per chi deteneva il potere. Il ritardo di secoli,
               rispetto all’occidente, lungo tale faticoso progresso, aiuta certo a intuire la natu-
               rale propensione degli attori statuali post-ottomani a riproporre governi auto-
               ritari o qualcosa di simile, nonostante innegabili fenomeni di modernizzazione
               nell’ambito del diritto .
                                    (2)
                     Anche la Turchia, affossatrice dell’impero ottomano nei primi anni Venti
               del Novecento, a quasi un secolo di distanza, trascorso sulla scia del pensiero
               laico e occidentalizzante di Mustafà Kemal, sta ora volgendo a una sorta di neo-
               ottomanesimo.

               (1)   V., ad esempio, DI CECCO.
               (2)   V. ALUFFI BECK PECCOZ.

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