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OSSERVATORIO
INTERNAZIONALE
Uno sguardo sull’instabilità
del Medio Oriente
Professore
Georg Meyr
(*)
L’instabilità intrinseca dell’intero scenario mediorientale appare subito,
anche a un osservatore poco attento, come il prioritario fattore di rischio nella
prospettiva di una possibile rottura degli equilibri politici globali. Ovvero, per
essere meno asettici e più concreti, in vista di una guerra di vaste proporzioni -
l’aggettivo “mondiale” va usato con pudore. Se un paragone ha senso, si pensi
ai Balcani degli inizi Novecento. Questo articolo è inteso a proporre, attingendo
liberamente fra le righe della storia, qualche considerazione che aiuti a spiegare
tale instabilità, senza peraltro cadere nella tentazione di un deterministico col-
legamento causa-effetto fra scelte e vicende - “errori” - del passato e la realtà
attuale: tentazione in fondo facile e seducente ma da gestire con cura, giacché
foriera di possibili interpretazioni forzate delle situazioni odierne. Non ci sono
teoremi da dimostrare, a qualunque costo. L’obiettivo dichiarato, già di per sé
ambizioso, non pretende certo di trasformarsi, strada facendo, nella proposizione
di formule magiche per il superamento dell’instabilità, magari fosse possibile…
tuttavia, avere dei presupposti fondati può aiutare le decisioni.
The intrinsic instability of the Middle East scenario immediately appears, even to an
unwary observer, as the primary risk factor in the perspective of a possible break in the global
political balance. Actually, in order to be more concrete, the word “global” must be used care-
fully in a view of a large-scale war. If comparing makes sense, let us think about the Balkans
in the early twentieth century. Drawing from history, this article aims at proposing some con-
siderations that help explain this instability, without falling into the temptation of a deter-
ministic causal relationship between past and present events. Giving into such a temptation is
basically easy, however it is something which needs to be considered carefully in order to avoid
forced interpretations of today’s situations. There are no theories to prove at any cost.
(*) Professore associato di Storia delle relazioni internazionali presso l’Università di Trieste.
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