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LA CRIMINALITÀ MAFIOSA A ROMA. SCENARI DI INIZIO MILLENNIO
Sempre più frequentemente le indagini hanno individuato un intervento
diretto di boss calabresi coinvolti anche nella cessione al dettaglio degli stupe-
facenti, storicamente appannaggio dei gruppi romani. Assoluta novità è stata,
poi, rappresentata dall’investimento in attività volte all’esplicita ricerca di con-
senso sul territorio , come le squadre di calcio di quartiere.
(15)
Sebbene non vi sia equiparazione possibile tra le mafie tradizionali e quelle
autoctone in termini di risorse materiali e relazionali, ma soprattutto di prestigio
criminale, vi è però un generale rispetto dello status quo allo scopo di evitare
scontri dannosi per tutti.
Tale legittimazione del potere dei clan locali non deve essere tuttavia con-
fusa con il riconoscimento di una più generale parità tra i gruppi, come rico-
struito dal racconto di un collaboratore che descrive l’ingresso dei Bellocco nel
mercato degli stupefacenti: “I Bellocco erano perfettamente in grado di “fare la
guerra” ai “romani” in quanto (…) avevano la struttura e i mezzi per farlo. (…)
Andavano a fare le consegne, detto loro, con i kalashnikov, con le cose, per le
prime consegne. Poi si sono messi d’accordo” .
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Le organizzazioni tradizionali, dunque, si presentano oggi con una loro
vitalità in termini di progetto di riciclaggio e in alcuni casi di costruzione di rela-
zioni, ma la loro presenza risulta per lo più limitata a un utilizzo delle risorse di
una città alla quale non appartengono. Anche se avrebbero potuto colonizzare
il mondo criminale romano, come avvenuto altrove, qui hanno invece ritenuto
opportuno assecondarne gli equilibri, rispettandone meccanismi e dinamiche.
3. Le mafie di Roma
Si può anche spiegare così perché, nei primi anni Duemila, la presenza
mafiosa nella capitale si caratterizzi per un’insolita pluralità di paradigmi crimi-
nali che si integrano all’interno di una città accogliente. Le mafie tradizionali
dividono lo spazio con altre organizzazioni, a cominciare da quelle che abitual-
mente vengono definite “mafie romane”.
(15) Di tale cambiamento aveva parlato nel 2016 anche l’attuale Procuratore Prestipino, in occa-
sione della presentazione del Rapporto “Mafie nel Lazio”: “Per la prima volta abbiamo visto
che queste attività […] vengono gestite a Roma da personaggi inseriti organicamente nelle
strutture criminali mafiose. Personaggi che potrebbero stare a Rosarno, a Gioia Tauro e
gestire direttamente da lì, ma che invece sono stabilizzate su Roma […] per la prima volta
constatiamo che su Roma sono stati trasferiti nuclei che si stabilizzavano sul territorio e che
lo utilizzavano come base logistica per organizzare e realizzare fase di questi traffici impor-
tanti”. Cfr., Fonte: Radio Radicale, 7 luglio 2016 presentazione, II Rapporto “Mafie nel Lazio”
a cura dell’Osservatorio Tecnico-Scientifico per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio,
intervento dell’allora Procuratore Aggiunto di Roma Michele Prestipino.
(16) Antonio Femia in Tribunale di Roma, Ordinanza di custodia cautelare del GIP di Roma
Valerio Savio a carico di SGAMBATI + altri, 21 maggio 2019, pag. 48.
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