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LA CRIMINALITÀ MAFIOSA A ROMA. SCENARI DI INIZIO MILLENNIO
Paradigmatico in questo senso il ruolo di Pippo Calò, arrestato proprio a
Roma nel 1985, del quale il collaboratore Giuseppe Mutolo diceva: “A
Palermo si sapeva che (…) se c’era bisogno di Calò era a Roma nella condizio-
ne di risolvere qualsiasi problema” .
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Oggi la complessiva difficoltà di lettura della trama organizzativa di Cosa
nostra dopo le stragi degli anni 1992-1993 si riflette anche sui territori di
espansione, così da rendere nebulose presenza e strategia odierne dei clan sici-
liani nella capitale.
Sebbene dopo la sconfitta dei Triassi (di cui si dirà) non risultino veri e
propri insediamenti stabili all’interno dell’area urbana, le indagini hanno indi-
viduato l’esistenza di diversi canali di riciclaggio, orientati soprattutto al rein-
vestimento dei capitali illeciti nei locali del centro storico. Inoltre, ancora diver-
si boss di rango vivono in città o vi coltivano affari direttamente o attraverso
prestanome o stretti collaboratori, godendo tuttora di un elevato prestigio cri-
minale, come nel caso di Francesco Paolo Maniscalco, palermitano molto vici-
no a Salvatore Giuseppe Riina, o di Salvatore Rinzivillo, esponente del celebre
clan di Gela.
Per la camorra, invece, Roma ha da subito rappresentato una naturale
propaggine territoriale, dove esportare i propri traffici, ma anche dove prose-
guire gli scontri nati in Campania. Qui, dopo le interlocuzioni con la Banda
della Magliana, si rifugiarono i cutoliani sconfitti , seguiti dagli emissari che la
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Nuova Famiglia inviò per rintracciare e uccidere gli avversari. Fu così che arri-
vò a Roma Michele Senese, uomo di Carmine Alfieri, considerato da anni il
punto di riferimento dei clan campani in città, e rimasto a lungo indenne dalle
indagini anche grazie a perizie mediche compiacenti che gli hanno guadagnato
il soprannome di Michele “o’ pazz”. Appunto Senese decise quasi subito di
trasferire il cuore dei propri affari nella capitale, così che oggi il suo clan è
spesso considerato alla stregua delle mafie autoctone. Rispetto ai siciliani, l’in-
sediamento della camorra assume oggi con chiarezza una doppia veste: da un
lato si struttura attraverso una presenza strettamente territoriale, con alcuni
clan stanziati nelle periferie della città che gestiscono direttamente piazze di
spaccio.
Dall’altro, invece, mostra un volto imprenditoriale, ben esemplificato da
un’intercettazione contenuta in un’indagine sul clan Moccia di Afragola, arte-
fice di cospicui investimenti nell’economia lecita cittadina, dalla ristorazione al
settore agroalimentare.
(6) Dichiarazione del collaboratore Giuseppe Mutolo in Tribunale di Roma, Sentenza della
Corte d’Assise di Roma n. 28/1996 ANGELOTTI + altri, pag. 167.
(7) Ad esempio, si ricorda che nel quartiere di Primavalle nel 1983 fu ucciso Vincenzo Casillo,
luogotenente di Raffaele Cutolo.
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