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LA CORRUZIONE NELLE SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA:
PROPOSTA LEGISLATIVA E STRATEGIA OPERATIVA NELL’ATTIVITÀ DI POLIZIA
Ma è la ricostruzione di parte del disegno criminoso che emerge dall’ordi-
nanza di applicazione di misura cautelare sopra citata che risulta emblematica
per individuare le principali criticità della disciplina del testo unico. ACCAM è
una società in house che gestisce il ciclo dei rifiuti in un’ATO (area territoriale
ottimale) della Provincia di Varese, il cui capitale sociale è interamente pubblico,
derivante dai conferimenti di ben ventisette comuni della zona. Tema di con-
fronto tra gli interlocutori nello stralcio di intercettazione riportato in introdu-
zione è la possibilità di subappaltare parte della gestione del ciclo dei rifiuti (in
particolare lo smaltimento) ad una società terza ovvero farlo in proprio. La
seconda alternativa necessiterebbe di un nuovo piano industriale che preveda la
costruzione degli impianti destinati allo smaltimento. L’approvazione di un
piano industriale, ai sensi del testo unico, deve passare al vaglio del Consiglio
d’amministrazione, in seguito a una consulenza tecnica che giustifichi l’oppor-
tunità di un determinato piano. In questo punto si riscontra una grave ineffi-
cienza del sistema delle società pubbliche, dal momento che possono essere
gestite alla stregua di quelle private: essendo soggette in toto alla disciplina della
contrattualistica pubblica, laddove si muovano sotto soglia, possono procedere
all’affidamento diretto per la fornitura di servizi strumentali. Tra questi, il set-
tore più facile da “inquinare” è l’attività di consulenza: non essendo scientifica-
mente determinabile il costo del servizio, si possono far lievitare i prezzi, per
inserire nel quorum della consulenza anche quanto dovuto al soggetto che ha
indirizzato l’affidamento dell’attività a una determinata società, in un sistema di
“retrocessione del credito” per cui, ricevuto il pagamento, una quota prestabi-
lita viene consegnata al mediatore dell’incarico. Quanto rilevato, si collega a
un’altra considerazione: la comunicazione intercettata è di un soggetto esterno
che riesce a indirizzare le scelte strategiche di una società pubblica, il che sareb-
be impensabile se non si inquadrasse quella che è la principale problematica del
fenomeno societario a partecipazione pubblica: nonostante il testo unico
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intervenga fin nei minimi dettagli nella gestione del personale dipendente, infat-
ti, nulla dice sul conferimento degli incarichi apicali, quali quelli della scelta degli
amministratori. Oltre alle ipotesi di inconferibilità e incompatibilità del D.Lgs.
39/2013, genericamente riferite allo status del destinatario della carica, non c’è
modo di evitare che gli amministratori di una società siano collegati al potere
politico che li esprime, non prevedendosi una procedura selettiva nella scelta di
questi. Come si è osservato, i Consigli di amministrazione delle società a parte-
cipazione pubblica, e soprattutto di quelle in house, vanno a ricalcare la compo-
sizione politica dei consigli degli enti locali connessi.
(8) D.Lgs. 75/2016 succinto, TUSPP.
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