Page 228 - Rassegna 2020-3
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CONTRIBUTI DALL’ARMA




             SOMMARIO: 1. La corruzione “in nome del popolo”. - 2. I servizi pubblici: una disciplina mai
                       terminata. - 3. Le società a partecipazione pubblica: testo unico e criticità emergenti.
                       - 4. Il sistema di prevenzione. - 5. Le misure sanzionatorie. - 6. Inefficienze e proposta
                       legislativa. - 7. Modalità operative suggerite.


             1.  La corruzione “in nome del popolo”
                  “Guardate che noi ... se ACCAM gestisce in proprio risparmia due milioni ... due
             milioni e mezzo ... che è il ... diciamo, il profitto che la società ... che ... (incomprensibile si
             accavallano le voci) ... capito?! Allora tu capisci che domani mattina non do ... non do lavori
             per sei milioni di caldaia e in più gli garantisco due milioni e mezzo di utile alla società di ...
             (inc.le)... perché i due milioni e mezzo di utile sono i soldi che pagano i cittadini, no?! ” .
                                                                                     (1)
                  La corruzione in nome del popolo. Quello sopra riportato è lo stralcio del-
             l’intercettazione di un notabile del panorama politico lombardo che spiega al suo
             interlocutore la strategia amministrativa da adottare, fatta di turbative d’asta, tan-
             genti, conferimenti di incarichi ad hoc per creare una struttura “efficiente” che
             possa portare al risparmio di risorse pubbliche. Una politica “virtuosa” potrem-
             mo dire, che mette il soddisfacimento dei bisogni della collettività al primo posto.
                  Il quadro paradossale delineato è sintomo di una deviazione culturale ormai
             ben radicata nel nostro Paese, immagine di un sistema politico super leges che tutto
             può, noncurante dei principi fondamentali dell’ordinamento su cui ogni cosa
             dovrebbe reggersi. L’imparzialità e la buona amministrazione diventano chimere,
             così come la separazione tra potere politico e amministrativo, in una struttura
             fatta di commistioni continue in cui l’espressione della maggioranza politica del
             luogo riesce a posizionare persone di fiducia nelle cariche amministrative, spesso
             semplici “teste di legno” prive di qualsivoglia autonomia, così strumentalizzando
             l’esercizio del potere a interessi parziali, in una concatenazione di eccessi e abusi
             che rendono spesso difficile l’individuazione del confine tra il legittimo e l’illegit-
             timo. Il coacervo di atti leciti e illeciti sposta il focus della corruzione dal fatto-
             reato del singolo pubblico ufficiale alla contaminazione di tutta la struttura pub-
             blica: è la cosiddetta “corruzione istituzionale” . La degenerazione dello svolgi-
                                                         (2)
             mento dell’attività amministrativa porta a considerare i fenomeni corruttivi quali
             atti necessari per chi chiede l’intervento del pubblico potere, come se la fornitura
             di un servizio, piuttosto che l’esecuzione di un’opera, non fosse dovuta in virtù
             del raggiungimento dell’interesse della collettività, ma fosse una prestazione del
             funzionario a titolo di mero favore. Una privatizzazione della funzione pubblica
             che svuota di significato l’aulico fine cui i pubblici uffici sono preposti.

             (1)  Ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, rif. n. 33490/16 RGNR.
             (2)  CANTONE, Corruzione e Anticorruzione dieci lezioni, Milano, 2018, pag. 25.

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