Page 226 - Rassegna 2020-3
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CONTRIBUTI DALL’ARMA



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                  La recentissima tecnologia BrainSense  acquisisce i segnali cerebrali (Local
             Field Potential, LFP) utilizzando gli elettrocateteri DBS impiantati. Questi segnali
             possono essere registrati contemporaneamente all’erogazione della stimolazio-
             ne terapeutica e memorizzati nel dispositivo. In base a questi dati, il medico può
             regolare  le  impostazioni  di  stimolazione  DBS,  personalizzando  la  terapia  in
             modo da ottenere esiti di trattamento ottimali.
                  Gli ultimi decenni hanno portato diversi sviluppi nelle procedure. Oggi,
             grazie alla risonanza magnetica ad alto campo, possiamo progettare con cura,
             prima dell’intervento, la traiettoria attraverso la quale faremo passare gli elettro-
             di. Inoltre i cosiddetti sistemi frameless cioè senza casco stereotassico, l’uso di
             fiducials ossei posizionati sul cranio, ci permettono di guidare con precisione il
             percorso dell’elettrodo con un notevole miglioramento per il comfort del pazien-
             te. Infine, in passato bisognava svegliare dall’anestesia il paziente per verificare
             che gli elettrodi fossero ben posizionati, esercitando la loro azione senza effetti
             collaterali sulle strutture cerebrali vicine. I tempi operatori erano più lunghi e
             l’intervento risultava particolarmente stressante per il paziente. Grazie alla pre-
             cisione raggiunta, ora l’intero intervento può essere eseguito a paziente comple-
             tamente sveglio e collaborante in modo da valutare gli effetti benefici intraope-
             ratori della stimolazione.
                  Fino a poco tempo fa la DBS era riservata alle fasi più complicate della
             malattia. Ora si tende ad usarla anche per le fasi più moderate. Il percorso cli-
             nico/diagnostico che conduce all’intervento di DBS è sempre molto complesso
             e riguarderà tra il cinque e il quindici per cento dei malati di Parkinson. Per cia-
             scuno dobbiamo tenere conto di molte caratteristiche individuali. Il percorso
             postoperatorio dovrà inoltre comprendere una stretta sinergia tra i medici che
             seguono  i  pazienti  e  i  riabilitatori  (logopedisti  e  fisioterapisti)  che  dovranno
             seguire il paziente in tutte le fasi del percorso riabilitativo che avrà come obiet-
             tivo il massimo recupero funzionale possibile in modo da condurre il paziente
             alla migliore autonomia possibile.
                  Quello della stimolazione cerebrale profonda è un percorso complesso,
             che inizia in sala operatoria ma poi prosegue a lungo. Saranno necessarie molte
             visite ambulatoriali per l’aggiustamento delle terapie, la regolazione dei parame-
             tri di stimolazione e la manutenzione del generatore di impulsi. Il supporto
             della famiglia è fondamentale in queste fasi.









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