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CONTRIBUTI DALL’ARMA
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La recentissima tecnologia BrainSense acquisisce i segnali cerebrali (Local
Field Potential, LFP) utilizzando gli elettrocateteri DBS impiantati. Questi segnali
possono essere registrati contemporaneamente all’erogazione della stimolazio-
ne terapeutica e memorizzati nel dispositivo. In base a questi dati, il medico può
regolare le impostazioni di stimolazione DBS, personalizzando la terapia in
modo da ottenere esiti di trattamento ottimali.
Gli ultimi decenni hanno portato diversi sviluppi nelle procedure. Oggi,
grazie alla risonanza magnetica ad alto campo, possiamo progettare con cura,
prima dell’intervento, la traiettoria attraverso la quale faremo passare gli elettro-
di. Inoltre i cosiddetti sistemi frameless cioè senza casco stereotassico, l’uso di
fiducials ossei posizionati sul cranio, ci permettono di guidare con precisione il
percorso dell’elettrodo con un notevole miglioramento per il comfort del pazien-
te. Infine, in passato bisognava svegliare dall’anestesia il paziente per verificare
che gli elettrodi fossero ben posizionati, esercitando la loro azione senza effetti
collaterali sulle strutture cerebrali vicine. I tempi operatori erano più lunghi e
l’intervento risultava particolarmente stressante per il paziente. Grazie alla pre-
cisione raggiunta, ora l’intero intervento può essere eseguito a paziente comple-
tamente sveglio e collaborante in modo da valutare gli effetti benefici intraope-
ratori della stimolazione.
Fino a poco tempo fa la DBS era riservata alle fasi più complicate della
malattia. Ora si tende ad usarla anche per le fasi più moderate. Il percorso cli-
nico/diagnostico che conduce all’intervento di DBS è sempre molto complesso
e riguarderà tra il cinque e il quindici per cento dei malati di Parkinson. Per cia-
scuno dobbiamo tenere conto di molte caratteristiche individuali. Il percorso
postoperatorio dovrà inoltre comprendere una stretta sinergia tra i medici che
seguono i pazienti e i riabilitatori (logopedisti e fisioterapisti) che dovranno
seguire il paziente in tutte le fasi del percorso riabilitativo che avrà come obiet-
tivo il massimo recupero funzionale possibile in modo da condurre il paziente
alla migliore autonomia possibile.
Quello della stimolazione cerebrale profonda è un percorso complesso,
che inizia in sala operatoria ma poi prosegue a lungo. Saranno necessarie molte
visite ambulatoriali per l’aggiustamento delle terapie, la regolazione dei parame-
tri di stimolazione e la manutenzione del generatore di impulsi. Il supporto
della famiglia è fondamentale in queste fasi.
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