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L’INTERESSE INIZIALE DEL REGNO D’ITALIA PER IL CORNO D’AFRICA



                     Questi imprevisti comportavano che la durata della spedizione, calcolata
               da Provana del Sabbione al massimo di quaranta giorni, in realtà sarebbe stata
               almeno di sei mesi.
                     Infine il comandante dell’Ettore Fieramosca riteneva che l’espediente di
               coprire i reali fini della sua missione facendo mostra di seguire le operazioni con-
               dotte da sir Napier non fosse molto valido perché egli avrebbe compiuto dei rile-
               vamenti ed avrebbe visitato delle zone anche molto lontane da quelle interessate
               dai movimenti dei britannici; Bertelli quindi suggerì di rivolgersi al Reale Istituto
               Veneto di Scienze, Lettere ed Arti che aveva nominato una speciale commissione
               presieduta dal cavaliere Luigi Torelli avente come scopo lo studio del Mar Rosso
               e gli effetti che avrebbe avuto l’apertura del Canale di Suez. Tale commissione,
               già conosciuta anche all’estero, non avrebbe avuto impedimenti a spostarsi lungo
               le coste che si affacciavano su questo mare ed avrebbe potuto contare sull’assi-
               stenza delle autorità locali, come era già successo in passato.
                     Bertelli comunque aveva cercato di raccogliere notizie sulle sponde occi-
               dentali del Mar Rosso, incontrando delle difficoltà anche in questo caso per lo
               scarso numero di commercianti e viaggiatori che frequentavano quelle zone
               poiché, per la mancanza di acqua potabile e l’aridità del clima, gli unici due cen-
               tri costieri di qualche interesse erano Suákin e Massaua, dove confluivano le
               carovane provenienti dalla Nubia e dall’Etiopia.
                     Egli aveva saputo che entrambe queste località erano state cedute dietro
               pagamento dal governo ottomano al Vicereame d’Egitto nel maggio del 1865 e,
               poiché esse erano gli unici due punti in grado di ospitare una guarnigione mili-
               tare lungo quella costa, gli egiziani si credevano autorizzati ad esercitare la pro-
               pria sovranità fino allo Stretto di Bab el Mandeb. Di fatto però né gli ottomani
               né gli egiziani avevano abbastanza truppe per poter effettivamente controllare il
               litorale occidentale del Mar Rosso, dove vivevano alcuni gruppi nomadi indipen-
               denti, ma se un altro Stato avesse siglato un trattato con una di queste tribù per
               acquisire un territorio, molto probabilmente ci sarebbe stata una reazione da
               parte del governo di Istanbul o del Cairo. In base alle informazioni ottenute l’uf-
               ficiale inviò al ministro della Marina un rapporto nel quale, dimostrando una non
               comune competenza geo-strategica, avanzò l’opportunità di indirizzare le ricer-
               che non nel Mar Rosso ma nell’Oceano Indiano. Bertelli infatti scrisse che, a suo
               avviso «converebbe [sic] assai più possedere un tratto di territorio fuori dello
               Stretto di Bab-el-Mandel [sic], piuttosto che nel Mar Rosso.
                     E ciò per i seguenti motivi:
                     1. perché nel Mar Rosso sembra assai difficile trovare un punto conve-
               niente sopra sponde tanto ingrate;


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