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L’INTERESSE INIZIALE DEL REGNO D’ITALIA PER IL CORNO D’AFRICA



               corvetta di secondo rango a ruote Ettore Fieramosca, già appartenuta alla flotta
               borbonica,  destinato  con  la  propria  unità  a  stazionare  per  alcuni  mesi  ad
               Alessandria. Giunto nel porto egiziano, il comandante Bertelli sarebbe stato
               contattato dal consigliere di legazione, il quale gli avrebbe presentato un mis-
               sionario italiano che probabilmente lo avrebbe accompagnato durante il suo
               viaggio nel Mar Rosso, nel corso del quale l’ufficiale avrebbe potuto contare
               sull’assistenza di altri religiosi connazionali.
                     Bertelli avrebbe quindi consegnato al missionario, dopo essersi accertato
               delle sue capacità di saperli usare, alcuni strumenti scientifici (tra cui un sestante
               con  orizzonte  artificiale,  un  teodolite  montato  su  cavalletto,  un  cannocchiale
               micrometrico per la misura delle distanze e una bussola) che quest’ultimo avreb-
               be impiegato per compiere dei rilevamenti. Bertelli, dopo aver affidato l’Ettore
               Fieramosca al suo comandante in seconda, il luogotenente di vascello Francesco
               Albini, sarebbe partito con il missionario e con un guardiamarina della sua unità
               avendo il compito principale di individuare una zona dove istituire una colonia
               penitenziaria  per  deportarvi  parte  della  popolazione  carceraria  italiana.
               L’ufficiale avrebbe dovuto fornire informazioni sulle condizioni idrografiche,
               topografiche, commerciali e politiche della costa occidentale del Mar Rosso dal
               20° parallelo nord fino allo Stretto di Bab el Mandeb, con particolare riferimento
               ad alcune zone, fra le quali Massaua, le Isole Dáhalac, Assab e il Golfo di Zúla.
                     Uno  speciale  interesse  rivestiva  quest’ultima  ampia  insenatura  perché  era
               usata in quel momento dai britannici, che la chiamavano Baia di Annesley, per sbar-
               care il consistente corpo di spedizione agli ordini di sir Robert Napier che si stava
               spingendo nell’interno per attaccare l’imperatore d’Etiopia Teodoro II, reo di aver
               sequestrato una settantina di europei ed aver sfidato la potenza britannica.
                     Provana del Sabbione raccomandò al comandante dell’Ettore Fieramosca di
               eseguire la missione, della durata di trenta o quaranta giorni, senza far trapelare i
               veri scopi e, per giustificare la sua presenza e quella dei suoi accompagnatori nel
               Mar Rosso, Bertelli avrebbe sostenuto di essere stato inviato per seguire le attività
               navali legate allo sbarco e al rifornimento delle truppe di sir Napier, tanto più che
               il Regio Esercito italiano era stato autorizzato dalle autorità inglesi a mandare qual-
               che ufficiale come osservatore presso il quartiere generale del corpo di spedizione.
                     Infine il ministro della Marina, per attenersi a quanto perseguito dai vari
               governi che si succedettero alla guida del nostro Paese in quegli anni circa il
               pareggio del bilancio statale, ammonì Bertelli dall’incorrere in spese eccessive .
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               (6)   Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Roma (d’ora in poi AUSMM), Raccolta di
                     Base, busta 105, fascicolo 3: minuta della lettera del ministro della Marina Pompeo PROVANA
                     DEL SABBIONE al capitano di fregata Luigi BERTELLI, redatta a Firenze l’11 dicembre 1867,
                     con n. di prot. 7479 Riservato e avente oggetto «Istruzioni».

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