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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
autoritari e sollevò problemi che non si ebbero in altre parti del Paese. Ciò è
maggiormente pur vero se si pensa che dodici anni prima del 1860, i Siciliani si
erano sollevati contro l’allora Regno delle Due Sicilie rivendicando, nel 1848,
l’indipendenza del Regno di Sicilia nei confronti della parte continentale dello
Stato napoletano.
Molteplici, divergenti ed intense furono, perciò, le cause del disagio, delle
delusioni, delle rivendicazioni e delle disperazioni che diedero luogo all’insor-
genza o ribellione del ‘Sette e mezzo’, avvenimento che si inserisce quasi a metà
dell’arco temporale di un inquieto decennio che va dal fatidico 1860 al 1870 e
che noi a posteriori consideriamo di assestamento dell’unità politica della peni-
sola ma che in realtà sconta una duplice difficoltà cioè, per un verso, quella di
non far deragliare la conquista garibaldina del Mezzogiorno dall’alveo del
moderatismo borghese dell’ordine monarchico-costituzionale comprimendone,
in qualche modo, le motivazioni di speranza di palingenesi sociale che l’avevano
sostenuta , e per altro verso quell’altra difficoltà di realizzare militarmente il
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completamento della liberazione del Settentrione, il cui risultato era parzial-
mente riuscito quantunque fosse stato mortificato dalle sconfitte di Custoza e
di Lissa.
I fatti eversivi di Misilmeri e di Ogliastro si innestano pure sulla criticità
delle sconfitte che avevano segnato la fine della Terza Guerra d’Indipendenza,
nel cui versante matura, con l’insurrezione palermitana, una precisa strategia
volta a destabilizzare il prestigio internazionale del Governo italiano impegnato
nei preliminari che preparavano, dopo l’armistizio di Cormons, la Pace di
Vienna del 3 ottobre 1866.
Mirando ad indebolire sia il fronte esterno dell’azione del Governo sia il
fronte interno dell’opinione pubblica italiana, i massacri di molti Carabinieri avve-
nuti nel capoluogo e, segnatamente, quelli dei Carabinieri delle due località prese
in considerazione non furono eventi secondari ma costituirono uno dei primi epi-
sodi di un dramma nazionale, e vanno pertanto letti e interpretati come un dolo-
roso e sanguinoso documento di una strisciante guerra civile post-unitaria.
Come abbiamo detto, cause profonde e gravemente incidenti sul collettivo
(5) Esiste una sterminata bibliografia sulla cosiddetta ‘questione meridionale’ che mette a fuoco
il disagio sociale post-unitario. Si vuol qui brevemente citare alcuni storici siciliani meridio-
nalistici quali Rosario ROMEO, Il Risorgimento in Sicilia, Laterza, Bari, 1950; Francesco RENDA,
Storia della Sicilia dal 1860 al 1970, vol. 3, Sellerio, Palermo, 1985; Francesco BRANCATO, Storia
della Sicilia post-Unificazione. Parte prima: La Sicilia nel primo Ventennio del Regno d’Italia, Zuffi edi-
tore, Bologna, 1956; Salvatore LUPO, L’unificazione italiana. Mezzogiorno, rivoluzione, guerra civile,
Donzelli, Roma, 2011. Risulta assai utile consultare l’ampio repertorio bibliografico curato
da Tommaso ROMANO, Sicilia 1860-1870. Una storia da riscrivere, Istituto Siciliano di Studi
Politici ed Economici, Palermo, 2011, pagg. 209-235.
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