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TRIBUNA DI STORIA MILITARE




                  Tenne quel comando fino al 3 agosto 1952 quando rientrò in Italia, nel
             quadro della razionalizzazione (finanziaria) di personale degli organismi, anche
             militari, presenti in Somalia, concludendo il suo servizio attivo con vari incari-
             chi nel 1957. Prima di andare in Somalia, gran parte della sua vita militare si era
             dunque svolta con compiti di controspionaggio e attività informativa, due set-
             tori nei quali si era particolarmente distinto, secondo i giudizi dei suoi superiori:
             aveva svolto servizi delicatissimi.
                  Non  fa  dunque  sorprendere  che  per  mantenere  ordine  e  sicurezza  in
             Somalia, per iniziare a organizzare una Polizia somala in un contesto probabil-
             mente ostile, fosse stato scelto un professionista non solo della raccolta infor-
             mativa e del controspionaggio, ma anche un abile organizzatore, con un buon
             carisma nei confronti dei suoi dipendenti, almeno secondo le valutazioni che di
             lui erano state date negli anni precedenti, anche da autorità militari anglo-ame-
             ricane con le quali aveva collaborato.
                  L’Advisory Committee, infatti, approvò con soddisfazione questa nomina.
                  Per quanto riguardava la costituzione della Polizia somala, l’impegno si
             presentò notevole perché si trattava di assorbire e riorganizzare duemila poli-
             ziotti autoctoni, istruiti per ben nove anni dagli inglesi, la Somalia Police Force con
             sentimenti assolutamente sfavorevoli agli italiani, come numerose ‘informative’
             del 1949 avevano ben chiarito .
                                          (20)
                  Inoltre, la situazione politica locale non era delle migliori, considerando
             anche la vastità del territorio e il numero delle tribù dalle quali era costituita la
             popolazione.
                  Un altro ostacolo all’applicazione delle Direttive venne proprio da parte
             italiana, a causa della continua riduzione del personale, per esigenze di carattere
             finanziario fin dagli inizi dell’Amministrazione, anche per quanto concerneva il
             Gruppo Carabinieri.
                  Nella sua Relazione finale sull’attività svolta dall’Arma in Somalia, il tenen-
             te colonnello Alfredo Arnera, pur non facendo cenni all’intelligence svolta, rileva
             che nel quadro della formazione di poliziotti somali, ogni reparto - anche la sta-
             zione più isolata e meno numerosa - era divenuta una scuola… e, possiamo
             aggiungere, sulla base di documenti vari, centri informativi di prima linea e pri-
             mario interesse, proprio per la stabilità del territorio, in particolare nelle zone di
             confine con l’Etiopia, di importanza militare anche per le irrisolte delicate que-
             stioni confinarie. Il tutto aderiva esattamente a quel che era stato indicato nelle
             Direttive provvisorie… A questo proposito può essere interessante l’analisi della
             (20)  Da non dimenticare che l’8 gennaio 1948 (secondo altre testimonianze l’11 gennaio), la Somalia
                  Police Force e i suoi superiori britannici avevano assistito, senza intervenire, all’eccidio, da parte
                  di bande criminali locali, di cinquantadue civili italiani, inermi, tra i quali donne e bambini.
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