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IL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: ORIGINI, EVOLUZIONE, ATTUALITÀ


                    In risposta agli attacchi, Israele avviò il 27 dicembre 2008 l’operazione
               “Piombo fuso” e in sole tre settimane di combattimenti, furono uccisi più di
               mille palestinesi, tra cui molti civili, e tredici israeliani. Il rapporto che il giurista
               sudafricano goldstone consegnò al consiglio per i diritti umani delle nazioni
               unite evidenziò violazioni di diritti umani da entrambe le parti. Il resoconto
               venne aspramente contestato nella sua veridicità da parte di Israele.



               2. La morsa di Israele: i muri in Cisgiordania e a Gaza

                    fin dai primi anni duemila, negli ambienti israeliani si era fatta strada
               l’idea che fosse necessaria una barriera sul confine con la cisgiordania per con-
               trastare i continui attacchi suicidi interni. venne quindi approvata nell’agosto
               2002 la costruzione di un muro lungo settecentotrenta chilometri e con un’al-
               tezza variabile tra i quattro e gli otto metri. considerandolo come un vero e
               proprio muro di annessione, i palestinesi rifiutarono le giustificazioni di Israele,
               anche perché tale separazione avrebbe minacciato, come effettivamente avven-
               ne, l’esclusione economica e sociale delle comunità di abu dis e al ram, ma,
               in particolare, di betlemme, la cui sopravvivenza dipendeva soprattutto dal turi-
               smo. Il muro e l’Intifada, portarono, di fatto, al tracollo economico della città.
                    l’ascesa al potere di Hamas nel 2007 aveva spinto poi il governo di tel
               aviv a chiudere anche le frontiere con la striscia di gaza, imponendo un blocco
               terrestre, aereo e navale, che provocò gravi danni all’economia e alla cessazione
               di numerose attività economiche. Questo isolamento, accresciuto dalla conte-
               stuale chiusura del valico di rafah da parte dell’egitto, portò alla creazione di
               un flusso illegale di beni prima necessità, ma anche di armi, attraverso una rete
               di millecinquecento tunnel sotterranei presso la frontiera egiziana.
                    tale situazione, in cui i palestinesi sopravvivevano grazie agli aiuti umanitari,
               cambiò in parte nel 2010 a causa dell’incidente della freedom flotilla. alcuni atti-
               visti filopalestinesi, in maggioranza turchi, erano salpati con sette navi cariche di
               aiuti per la popolazione di gaza, decisi a rompere il blocco marittimo imposto da
               tel aviv. nessuna di queste giunse a destinazione, poiché tutte le imbarcazioni
               furono abbordate dallo shayetet 13, le forze speciali della marina israeliana, e
               nove attivisti turchi, a bordo della mavi marmara, rimasero uccisi, causando il


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