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GIURISPRUDENZA

molti hanno partecipato a sanguinarie aggressioni verso popolazioni civili inermi. Per
loro, dunque, il valore della vita altrui è pari a zero. innestate queste persone nel nostro
pacifico ed impreparato tessuto sociale, le conseguenze sono tutti i giorni sulle crona-
che. e sono tutte unite da un comun denominatore trasversale.
il trasferimento di tali specifici soggetti verso il nostro territorio nazionale, agevolato
evidentemente da una percezione di vantaggio che è diffusa in quegli ambienti, ha
creato poi una pericolosissima commistione con la delinquenza comune sempre in
gran parte di origine dell’est europeo. i soggetti ex e paramilitari o ex militari sono
diventati di fatto i maestri della già scellerata e sanguinaria delinquenza comune, cre-
ando così una miscela esplosiva incontrollabile.
a ciò si aggiunga la finale unione con le piccole delinquenze locali che, in qualche
modo abbagliate da questa nuova forma di criminalità emergente, fungono da basisti
o da bassa manovalanza a livello piccolo/territoriale. Una miscela unitaria che rappre-
senta una vera macchina da guerra criminale che attraversa il nostro tessuto sociale.
di conseguenza, i reati predatori rappresentano oggi - oggettivamente - una delle mag-
giori cause di diffuso e persistente allarme sociale tra i cittadini.
la correlazione tra l’aumento della criminalità predatoria e l’ansia e la paura trova
un’evidente spiegazione nel fatto che tali violazioni vengono commesse per lo più in
luoghi privati e/o isolati, ma soprattutto dal fatto che il reato predatorio comporta quasi
sempre una lesione traumatica della sfera personale, intesa sia come persona fisica
sia come luogo di dimora o di lavoro, e induce nella vittima disorientamento, senso di
abbandono e di sfiducia.
la criminalità predatoria, essenzialmente basata sulla capacità di aggregazione come
sopra descritta, tende a strutturarsi (come nel caso di specie) in cellule organizzative
a composizione rapidamente variabile tese alla commissione di reati specifici, seriali,
sproporzionati tra danno procurato e profitto dotate di elevatissima mobilità, grande
interscambiabilità dei ruoli e assoluta mancanza di vincoli inibitori…
tale criminalità, nel permanere particolarmente pervasiva, appare accrescere la pro-
pria aggressività, manifestandosi anche con azioni di inusitata violenza rispetto allo
scopo delittuoso che si prefigge o al valore del bene che si intende sottrarre (come nel
caso per cui è oggi processo).
ma il problema non è solo nazionale, ma addirittura europeo. si veda in tal senso il
documento socta 2013 (serious and organized crime threat assessment) di
eUroPol: ““mentre i reati contro il patrimonio presi singolarmente sono considerati
reati di basso livello, il crimine organizzato contro la proprietà da bande di criminali
crea un forte allarme sociale tra le popolazioni.
 Peraltro, l’impatto economico della criminalità organizzata in danno della proprietà
comprende crescenti costi connessi con il miglioramento della sicurezza di immobili
privati e commerciali così come un aumento dei premi assicurativi. l’uso della violenza
e delle armi aumenta il generale senso di insicurezza causato dai reati contro il patri-
monio”.
Gli attuali prevenuti si inseriscono perfettamente in questo quadro, a partire dalle pale-
si e “manualistiche” manovre di attacco verso la privata abitazione, e questo ne
aumenta la pericolosità sociale.

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