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Le uniche limitazioni al potere degli Stati erano fornite dalle norme consuetudinarie che

            prevedevano un trattamento umano per gli  stranieri e  da alcuni  trattati per l’abolizione della
            schiavitù e la tratta degli schiavi, per la tutela delle minoranze religiose, etniche e linguistiche e per

            la protezione dei diritti dei lavoratori adottati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

                  Il nuovo percorso è iniziato con l’adozione della Carta delle Nazioni Unite a San Francisco,

            nel 1945, che nel Preambolo riconosce quale uno dei suoi obiettivi fondamentali:
                  “[…] che i popoli delle Nazioni Unite hanno ribadito nella Carta la loro fede nei diritti fondamentali

            dell’uomo e nella dignità e nel valore della persona umana […]”.

                  La Carta delle Nazioni Unite cita la protezione dei Diritti Umani sette volte e i suoi articoli 1.3 e

            55. (c.)  sottolineano anche come lo  scopo di questa  organizzazione internazionale  miri a
            promuovere il rispetto dei Diritti Umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di

            razza, sesso, lingua o religione.

                  La carta Internazionale dei Diritti Umani
                  Il nuovo percorso annunciato dalla creazione delle Nazioni Unite viene poi confermato con

            l’adozione, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, della Dichiarazione Universale

            sui Diritti Umani (UDHR) del 10 dicembre 1948. Anche se la Dichiarazione è uno strumento di soft

            law  e come tale non  è vincolante  per gli  Stati della comunità internazionale, molte delle

            disposizioni in essa contenute sono rappresentative di norme consuetudinarie o anche di principi
            di jus cogens del diritto internazionale.

                  L’adozione della UDHR più di sessant’anni fa è stato il primo passo di un cambiamento

            epocale nel  Diritto Internazionale, che stava per diventare  maggiormente evidente  con
            l’adozione, nel quadro delle Nazioni  Unite, di  molte convenzioni internazionali volte  a

            rafforzare la protezione dei Diritti Umani. Nel 1966 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

            ha adottato il testo di due trattati fondamentali - entrati in vigore solo dieci anni più tardi - il cui

            scopo era quello di trasferire i principi e gli ideali contenuti nella Dichiarazione Universale in

            disposizioni vincolanti per gli Stati: l’Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) e
            l’Accordo Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) .
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                  I due citati Accordi contengono un comune art. I che proclama il diritto di tutti i popoli

            all’autodeterminazione  che può essere considerato  come  un  prerequisito  per il completo
            godimento degli altri diritti contenuti in tali Accordi. Inoltre, mentre l’Accordo ICESCR mira a

            garantire il rispetto dei diritti economici, sociali e culturali quali il diritto a istruzione, salute, cibo

            23   Questi due trattati sono stati ratificati da più di tre quarti degli Stati della comunità internazionale e, insieme
               con la Dichiarazione Universale costituiscono la Carta Internazionale dei Diritti.


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