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di Galeno di Pergamo4, che con Ippocrate può essere considerato uno
dei padri della medicina moderna. Secondo la scuola galeniana ogni
parte del corpo ha una sua funzione specifica, fondamentale per
permettere un buono stato di salute. Il medico non può perciò
prescindere da una conoscenza approfondita di ogni organo del corpo,
perché solo comprendendo il loro funzionamento si può risalire alla
causa della malattia. Galeno riprese inoltre alcuni concetti di
Ippocrate, dai principi contenuti nel suo giuramento all’importanza
della diagnosi, unico modo per ripristinare lo stato di salute del
paziente, e sostenne il parallelismo tra anatomia animale e quella
umana. Dopo le teorie, e le novità da lui introdotte, iniziò per la
medicina un periodo di decadenza, dovuto alla completa passività e
inattività sul campo delle scoperte.
Individuare con precisione quali siano i fattori che portarono a ciò non
è semplice, ma sicuramente tra questi possiamo ricondurre le
epidemie. Queste influirono in modo determinante sulla fiducia delle
persone nei confronti della medicina, registrando infatti un ritorno alla
pratica di arti mistiche e magia. Ruolo fondamentale in questa fase fu
svolto dal cristianesimo, che considerava i rimedi medici come non
funzionali all’espiazione del peccato, e di conseguenza dannosi per la
salute. La preghiera invece ricopriva un’importante funzione, poiché

4 Galeno è considerato come il secondo padre fondatore della medicina antica dopo Ippocrate.
  Nacque a Pergamo nel 129 d.C.. Il padre architetto lo indirizzò alla professione medica alla quale
  si dedicò con passione durante tutto il corso della sua vita. Tappa determinante per la sua
  professione fu l’incarico di medico dei gladiatori proprio nella sua città natale: fu questa
  un’esperienza senza pari estremamente formativa dal punto di vista pratico dal momento che gli
  consentì di studiare da vicino le problematiche cliniche che un simile regime di vita comportava.
  Tra le sue numerosissime opere ricordiamo l’Ars medica, i Commenti alle opere di Ippocrate, il
  De temperamentis. L’Occidente medioevale lo conobbe soprattutto grazie ai suoi traduttori e
  commentatori arabi e solo successivamente in maniera diretta, grazie alle traduzioni dela greco
  di Niccolò da Reggio.

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