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incideva direttamente nell’anima e costituiva il tramite con il mondo

divino.

Per tutto il Medioevo, non vi furono passi avanti nel campo delle

scoperte mediche, ormai completamente spettatrici dello scontro tra
fede e scienze, tant’è che si registrò una paralisi sulle antiche dottrine.
Solo nell’XI e XII secolo, vi fu un’importante rinnovo nella

concezione della medicina, che venne considerata prima una vera e

propria disciplina scientifica e poi fu istituzionalizzata con la scuola

medica a Salerno e le università.

Nei secoli a seguire la situazione cambiò radicalmente, prima con il
movimento dell’Umanesimo, e in seguito con quello del
Rinascimento. L’importanza della figura dell’uomo, ormai considerata
il centro dell’universo, fu il principio cardine della rinascita della

medicina. Emblema di questo periodo fu sicuramente Leonardo Da

Vinci, scienziato caratterizzato dal forte senso critico e che riteneva

fondamentale, per la conoscenza di ogni fenomeno, la fase
dell’osservazione diretta. Da qui si spiega l’importanza rivestita
dall’anatomia, che trovò tra i suoi maggiori esponenti Andrea

Versalio 5 . Egli criticò sempre più la teoria galenica, cambiando

radicalmente la pratica diffusa in quel momento, insegnando agli

studenti non più attraverso i libri di Ippocrate e dello stesso Galeno,

5 Andrea Versalio nacque a Bruxelles nel 1514. Si trasferì, in seguito, in Italia, nella città di
Padova dove conseguì la laurea nel 1537 e si dedicò alla ricerca basando i suoi studi sulla
dissezione dei cadaveri. Grazie ai suoi studi e ai suoi scritti, cambiò la concezione anatomica
dell’uomo e si allontanò dalle tradizioni galeniche che imperavano a quell’epoca. Nella sua opera
in sette libri in latino “De humani corporis fabrica”, scritta nel 1543, e nell’ “Epithome”, dello
stesso anno, egli rettificava tutti gli errori tramandati attraverso i secoli sull’anatomia umana. Nel
1544, egli lasciò l’insegnamento, effettuato essenzialmente davanti al tavolo anatomico, al
cospetto di cadaveri da sezionare, a causa delle ostilità dei suoi antagonisti e divenne medico di
corte di Carlo V prima e di Filippo II in seguito. In quel periodo, la Chiesa proibì qualsiasi studio
sui cadaveri poiché riteneva che questa pratica fosse dissacrante verso le creature di Dio.
L’Inquisizione lo accusò di aver sezionato un uomo ancora vivo e, nel 1561, fu condannato a
morte, ma grazie all’aiuto di Filippo II la condanna a morte fu trasformata in pellegrinaggio in
Terra Santa. Durante il ritorno, però, Vesalio si ammalò e fu sbarcato a Zante dove morì nel 1564.

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