Page 91 - Quaderno 2017-1
P. 91
CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE 79
con una certa visibilità contabile, ad esempio per la documentazione richiesta dai
clienti, tendano ad appiattirsi sugli stessi. Gli studi neppure riescono a valorizzare i
frequentissimi squilibri in cui magari il soggetto risulti congruo, ma stranamente le
sue fatture siano emesse in prevalenza verso clienti che potevano scaricare. Da ciò
deriva la tendenza frequente a mostrarsi coerenti, basandosi sui ricavi necessari a
coprire i costi, molti dei quali sono però esclusi da IVA, come avviene ad esempio
per il lavoro dipendente o anche per le locazioni. Dato che i ricavi sono soggetti a
tributo, c’è la tendenza a registrare soprattutto le prestazioni verso clienti, per così
dire, operatori economici, che detraggono l’IVA e deducono i costi, tendenza di cui
negli studi non c’è traccia22, dal momento che tale strumento non prende in consi-
derazione la tassazione attraverso le aziende, cercando banalmente di mummificare
in un marchingegno parametrico le valutazioni che dovrebbero caratterizzare la tas-
sazione attraverso gli uffici23.
3.6. Segue: l’importanza dell’intreccio degli studi di settore con il cd. redditometro
ai fini della determinazione della ricchezza non registrata
Oggi come oggi l’adeguamento agli studi di settore è sollecitato soprattutto dai com-
mercialisti, che in questo modo si cautelano rispetto a future lamentele dei clienti
nel caso, seppur remoto, di controllo. Possiamo quindi parlare di tassazione attra-
verso i professionisti, riconoscendone comunque una relativa utilità ma non una
piena risolutezza, nell’attesa di un affinamento graduale della sensibilità valutativa
22 R. Lupi, Diritto Amministrativo, cit., p. 376.
23 ID., Compendio, cit., p. 139.

