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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE 75
poi indizi valutativi per varie tipologie di attività, dal consumo di energia per un par-
rucchiere agli acquisti di scarpe di un rivenditore di calzature. Per i rivenditori di
merci al dettaglio, il rapporto tra prezzo al pubblico e prezzo di acquisto, denomi-
nato percentuale di ricarico rispetto al costo, è una presunzione abbastanza fre-
quente, che applicata poi ai costi di acquisto dovrebbe portare a un ordine di gran-
dezza dei ricavi, considerando i diversi margini di ricarico per le varie merci, le liqui-
dazioni, le stagionalità, i deperimenti e altro ancora. Quando la percentuale di rica-
rico è bassa, e le merci sono numerose, la rivendita in nero di una modesta quantità
di merci acquistate in bianco, e dedotte, può essere difficile da dimostrare in modo
convincente da parte dell’ufficio tributario, in un contesto in cui una quota, anche
piccola, di ricavi non registrati può invece essere molto rilevante rispetto al reddito.
Per le imprese di servizi, come albergatori, baristi, autoriparatori e parrucchieri, si
può utilizzare anche un consumo correlato alle prestazioni rese, come per il con-
sumo di farina per una pizzeria o di energia elettrica per una lavanderia. La difficoltà
aumenta ulteriormente nel caso di attività senza una sede fissa, o di cui comunque
non sono certe la continuità nel tempo e l’intensità dell’impegno del titolare, come
nel caso di chi consegni merci a domicilio senza avere un deposito visibile, o ai pro-
fessionisti che lavorano presso i clienti, spesso anche qui a domicilio. In tutti questi
casi, nel tempo ha senso anche l’utilizzazione, in supporto, del tenore di vita15.
15 Cfr. Simone Covino, Il tenore di vita come indizio di ricchezza non registrata: il nuovo redditometro e lo spe-
sometro, <<Diritto tributario italiano>>, 2013, 3.

