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CAPITOLO 3 – LE CONSEGUENZE DELLA CONFUSIONE  72

nale cui, nelle forme del lavoro nero o non sufficientemente remunerato si riferi-
scono, infatti, i 120 miliardi di imposte evase stimati, o meglio sottostimati,
dall’Istat.

3.4. Segue: la relatività degli accertamenti bancari e il ruolo invece fondamentale
delle stime per ordine di grandezza

L'accertamento in banca non è peraltro una panacea, poiché non tutto passa sui
conti correnti e la tracciabilità non può avere gli stessi effetti miracolistici della con-
tabilità aziendale. Il pagamento può avvenire tramite assegni, bonifici, carte di de-
bito prepagate, carte di credito, ed i proventi sono indirizzabili sui conti più disparati,
e sui quali è possibile far transitare versamenti, prelevare per poi rapidamente chiu-
dere i conti, oppure intestarli a familiari o prestanome, ovvero ancora collocarli
all’estero, con un numero di contribuenti coinvolti, a ciascuno dei quali corrispon-
derebbero innumerevoli operazioni da controllare e interpretare, elevatissimo, con
una impossibile sistematicità degli interventi del Fisco. Questa difficoltà ha condotto
nel tempo a presunzioni legali vessatorie, secondo cui tutti i versamenti e i preleva-
menti non spiegati dal contribuente si considerano come ricavi o compensi evasi11,
secondo una disposizione per molti versi irrazionale, soprattutto per la contraddit-
toria rilevanza reddituale dei prelevamenti, che asseconda la solita deresponsabiliz-
zata tendenza degli uffici a non valutare, lasciando che il contribuente si tragga dif-
ficilmente d’impaccio nello sbrigativo processo tributario. È poi la consapevolezza

11 Art. 51 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e art. 32 n.2 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.
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