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PAGINE DI STORIA
MILLO DANESI IN UNIFORME ORDINARIA
di Millo, nel maggio 1945 per informarlo della tragica
fine del figlio: “La lettera presente Voi l'aspettavate da
tempo, ed io lo so. Mi perdonerete, ma il coraggio mi man-
cava e la forza di scrivervi pure. [...] In settembre [1944,
ndr] e precisamente l'8 ci portarono via di qui, in seguito
alla travolgente avanzata russa e il colpo di stato della
Bulgaria. Ci portarono qui a Beljo Polje, a una cinquantina
di km. L'intenzione dei tedeschi era di portarci in Germa-
nia. Questa strada si percorreva naturalmente a piedi.
Nella notte del 9, i tedeschi furono circondati e rimasero
assediati. Anche quella notte io e Millo distendemmo la
coperta e si dormì insieme. Egli aveva un po' di febbre e io
come potevo, cercavo di aiutarlo. Dopo pochi giorni Millo
stava bene e i tedeschi non potevano portarci via.
Noi vedevamo vicino la grande liberazione. Ma quei as-
sassini di tedeschi dall'odio e dalla feroce rabbia, non man-
carono di mietere molte vittime fra gli italiani. Essi si
erano fortificati e i partigiani di Tito non riuscivano a
sopraffarli. Per fortificarsi i tedeschi ci obbligavano a noi
italiani a lavorare sotto il fuoco dei cannoni e dei bombar-
damenti aerei. In quel periodo io e Millo avevamo preso
dai magazzini tedeschi, farina, fagioli e piselli, tanto che nell'interno della fabbrica) quando un proiettile di 75/13
si facevano cuocere e si mangiava da sfamarsi. Un giorno bucò due muri e scoppiò al centro della fabbrica. Molti fu-
Millo saltò sui reticolati per andare a prendere uva, pan- rono i feriti. Una piccola ferita al cuore è bastata per… Io
nocchie di granturco e zucchini freschi. [...] Io una sera arrivai tardi, era presente un carabiniere siciliano, Lofaro
tentai a scappare ma di sei, quattro li fucilarono, noi due Giovanni. Seppi così che le sue ultime parole furono - addio
facemmo in tempo a rientrare in baracca. Millo diceva che tutti, addio papà, mamma, viva l'Italia -. I combattimenti
non voleva scappare, così quando seppe del mio scampato continuarono per altri quattro giorni e altri italiani pa-
pericolo e dell'altro amico, fu lui a sgridarmi a me di ri- garono con la vita. In un piccolo cimitero, in questa località
schiare così la vita negli ultimi giorni. Decidemmo di at- Beljo Polje (Serbia) vi sono parecchie croci che segnano do-
tendere la liberazione l'8 ottobre 1944. lorosamente il cammino dei prigionieri italiani nelle mani
I bulgari colle artiglierie, gli italiani coi mortai, le truppe dei tedeschi e fra queste, una fossa racchiude (otto salme),
di Tito con armi leggere, aerei, iniziarono l'attacco che po- dove assieme dorme il sonno eterno il nostro Millo”.
teva portarci poi la liberazione. Nonostante sapessero che Questo articolo è dunque frutto della disponibilità
nella fabbrica c'eravamo tutti italiani, le artiglierie tira- delle famiglie di Livio e di Millo, che ci hanno offerto
vano sopra ad essa. In poche ore centinaia di proiettili bu- i carteggi dei loro congiunti e del lavoro che possono
carono il tetto. Molti italiani pagarono con la vita. Fu così fare le associazioni d’arma, sia in modo attivo sia in
che alle ore 18¼ circa di quella triste domenica dell'otto ot- modo passivo agendo come tramite, per mantenere
tobre, che anche il nostro povero Millo pose fine alla sua viva la memoria.
esistenza. Stava davanti alla cucina per mangiare, (sempre Filippo Barbieri, Marco Capriglio e Giulio Verrecchia
NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 5 ANNO X 13

