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PAGINE DI STORIA





                                                                    LIVIO FERRARI IN UNA FOTO INVIATA DAL FRONTE






                                                                    più alti privilegi che la società ignara continuava a degnarli
                                                                    di darceli e mantenerli così al cospetto di chi soffriva, a go-
                                                                    dere del sangue che versavano le loro vittime.
                                                                    Quanti figli morivano chiamando per ultimo il dolce nome
                                                                    “mamma”, quanti bimbi invocano tutt'ora il babbo che più
                                                                    non tornerà, quante mamme e spose piangono il suo caro
                                                                    sperduto e aspettano ancora mentre questi sarà sperduto
                                                                    sotto un cumulo di terra e magari una croce segnerà la fine
                                                                    del suo cammino. Ma i loro cari aspettano perché nessuno
                                                                    gli ha detto nulla. Aspetteranno invano ma aspettano,
                                                                    aspettano, aspettano. Io vidi di tanto in tanto seppellir dei
                                                                    morti. Chi erano, chi sono? Non si sa! Non hanno in tasca
                                                                    nulla, non c'è un paesano che lo conosca. Non un nome. Ci
                                                                    chiamano soltanto centodieci o trecento quattro”.
                                                                    A seguito del colpo di stato bulgaro del 9 settembre
                                                                    1944, e contestualmente all’occupazione di quei territori
                                                                    da parte dei sovietici, Livio Ferrari fu liberato e il 19
                                                                    gennaio 1945 si imbarcò dal porto di Salonicco per il
                                                                    rientro in Patria. Sbarcò a Brindisi il 27 gennaio e vo-
                                                                    lontariamente si presentò al Centro Raccolta Carabinieri
                                                                    Reali di Bari, per ottenere la nuova assegnazione, che
            suolo slavo serbo i morti dei suoi migliori figli che avevano  risulterà essere la Legione di Firenze.
            dato sino allora il sangue e pagavano con la vita, pur di  Purtroppo  le  malattie  contratte  mentre  si  trovava  in
            rimanere immuni dal marchio di tradimento. Inutili erano  prigionia lo tormentarono ancora a distanza di mesi e
            i maltrattamenti, le sevizie, ma noi eravamo risolutamente  nel  luglio  1945  dovette  essere  ricoverato  all’ospedale
            decisi a mantenere viva la fede che ci aspirava a contribuire  per “febbre gastrointestinale e nefrite”. Questi dolorosi
            così con la nostra (sia pur mesta) opera di restaurazione di  postumi della prigionia lo condurranno alla morte il 28
            libertà dei popoli. Le rughe profonde sulla nostra fronte,  dicembre 1948 presso l’ospedale di Reggio Emilia, all’età
            gli occhi arrossati, profondi, incavati, pallidi e smunti i  di ventotto anni.
            nostri volti segnavano le tristezze e i patimenti dei nostri  La vicenda del Carabiniere Livio Ferrari si lega a doppio
            corpi. Cosa avevamo per sollevarci un po' di tanto da tanto  filo con quella del Brigadiere Millo Danesi classe 1914,
            dolore? Nulla! La sola speranza che presto la Germania  giovane  di  Marliana,  in  provincia  di  Pistoia,  che  fu
            fosse sconfitta alimentava il nostro coraggio a proseguire  compagno d’armi e di prigionia del carabiniere reggiano.
            nel resistere a vivere. Non si poteva tentare la fuga, im-  Millo morì tragicamente, per un colpo di “fuoco amico”,
            possibile ribellarci, inevitabile la morte che ogni giorno si  durante  l’attacco  al  campo  da  parte  dei  bulgari  che
            presentava davanti nostri occhi, ghignando sarcasticamente  avrebbe portato alla liberazione stessa di Livio.
            come volesse deriderci o celiandoci. Quanti duri patimenti!  I discendenti di Millo Danesi hanno contattato gli au-
            Quante anime travagliate. E perché? Cosa avevano fatto  tori di questo articolo tramite la Sezione di Montecatini
            di male? Ah sì, noi eravamo i colpevoli, mentre chi ci aveva  dell’Associazione Nazionale Carabinieri, fornendo pro-
            trascinati in sì lugubre situazione continuava a godere dei  prio la lettera che Livio Ferrari scrisse a Pietro, il padre



             12 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 5 ANNO X
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