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PAGINE DI STORIA









            produzione  bellica.  Questa  condizione  venne  nuova-
            mente aggiornata dopo il luglio del 1944, a seguito del-
            l’incontro tra Benito Mussolini, ora capo del Governo
            della Repubblica Sociale Italiana, e Adolf Hitler. In so-
            stanza, Mussolini, riuscì a strappare una sorta di mi-
            glioria aleatoria per i rinchiusi degli Stalag: la variazione
            del loro status da I.M.I. a lavoratori civili. Risulta assai
            chiaro che, nei fatti, la situazione non cambiò granché,
            rancio incluso, che si aggirava intorno alle 1.000 calorie
            al giorno, mentre per i veri e propri prigionieri di guerra
            era di 1.750 calorie.
            Le pessime condizioni igieniche, lo scarso nutrimento,
            i bombardamenti alleati sulle industrie e la durezza dei
            lavori obbligatori mieterono numerose vittime tra i no-
            stri connazionali, la cui stima si aggira tra le 37 mila e
            le 50 mila unità.
            Questa è la situazione che visse anche il Carabiniere
            Livio Ferrari, classe 1920 e nativo di Carpineti, nelle
            colline reggiane, sulla propria pelle, sia immediatamente
            dopo l’Armistizio, sia all’interno del suo Arbeitskom-
            mando, ovvero il nucleo di lavoratori coatti a cui era
            stato assegnato. Dallo stralcio di diario, curato dagli
            autori stessi di questo articolo per Associazione Studi
            Militari Emilia Romagna - APS, patrocinato tra gli                         LIVIO FERRARI IN GRANDE UNIFORME
            altri  dall’Arma  dei  Carabinieri  stessa,  e  gentilmente       (FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DELLA FAMIGLIA FERRARI)
            concesso da Fabio Ferrari, vicepresidente della Sezione  tavolati, giacché i telai esistevano.
            di Scandiano dell’Associazione Nazionale Carabinieri,   Continuamente arrivavano dentro compagni che nel viag-
            permea un ferreo nonché disperato istinto di soprav-    gio gli era congelato i piedi e chi prese la polmonite. Non
            vivenza. In molti passaggi l’autore lascia trasparire la  avevamo che una piccola copertina e faceva un terribile
            stanchezza accumulata durante i vari spostamenti in     freddo. Non pochi dormivano a terra, sul fango. Io trovai
            seguito alla fuga, l’atteggiamento costantemente furtivo  da poter sollevarmi da terra, dopo aver lavorato a trovare
            che ne caratterizza i movimenti, la paura di essere sco-  delle tavole di legno. Avevamo fame, tanta fame, ma de-
            perto e la morte che si cela dietro ogni angolo e può   linquenti tedeschi non ce ne davano.
            giungere inaspettata.                                   Giunse la sera e distribuirono un po' di surrogato. Giunse
            Scrive il carabiniere nelle sue memorie: “La baracca era  un medico italiano e uno stava già sul posto. Chiesero me-
            rotta e vecchia, larghe fessure alla parete, tanto che il freddo  dicinali per i primi soccorsi ma i tedeschi glieli rifiutarono.
            e l'aria penetrava come fuori, lunghi cameroni senza castelli  Misero le sentinelle bulgare alla baracca, con ordini severi.
            per dormire. A terra non vi era il piano. Il terreno era ba-  Essi specie alla sera entravano in baracca a conversare con
            gnato, un'umidità tremenda penetrava da ogni lato, i pi-  noi, dimostravano più ammirazione che antipatia ai nostri
            docchi si vedevano dappertutto. Di giorno ci pioveva dentro  riguardi. Fecero solo il male di cominciare a merciare, ap-
            ed aveva un solo getto di acqua per bere e lavarci, in 850  profittando della nostra fame, per denudarci come il resto
            persone. Ci arrangiavamo di fretta per farci i castelli in  così e tutta la razza balcanica. […] Rientrammo e la neve



             8 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 5 ANNO X
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