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PAGINE DI STORIA
stata pericolosa. Per entrare dalla porta, dovevo passare
davanti alla sentinella che passeggiando di notte inter-
rompeva il silenzio, unico rumore che sentissi.
Entrai là dentro ed uscì due volte di sera in otto giorni.
Nico, così si chiamava il padrone della casa, mi portava
giornalmente da mangiare e chiudeva a chiave la porta ed
io rimanevo a sognare ad occhi aperti. Più volte c'era chi
veniva a suonare il campanello, ma essendo disabitata nes-
suna apriva. Io ero sempre preso da un forte sussulto ogni-
qualvolta suonavano e mi rimpicciolivo cercando di non
far rumore, avevo una tremenda paura della polizia tedesca.
Mi toglievo le scarpe, mi avvicinavo alle fessure delle per-
siane e guardavo chi fosse l'intruso. Quando si stancavano
di pigiare il bottone si allontanavano con segni di collera,
così tornavo a sdraiarmi sul letto leggendo qualche libro.
Se Nico fosse dovuto entrare con la polizia, mi faceva un
segnale convenuto ed io avrei potuto salvarmi in un pre-
parato nascondiglio. Durante la giornata stavo spesso da-
vanti alle specchiere delle persiane, che permettevano di
vedere chi passava dalla via senza essere veduto. Era così
che spesse volte la mia “bambinona” passava ed io me la
facevo tutta mia con lo sguardo. Imprecavo contro la vita:
perché doveva essere così avversa di non darmi quella gioia
di poter scendere, chiamarla, accompagnarla e abbracciarla?
Dovevo invece rimanere così chiuso, timoroso, mesto”. IL BRIGADIERE MILLO DANESI ALL’ARRIVO NEL CAMPO DI PRIGIONIA.
Non meno rilevante l’aiuto offertogli dai partigiani (FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DELLA FAMIGLIA DANESI)
greci, che vinsero la diffidenza verso gli italiani tenendoli osteggiato ed impossibilitato a causa delle vicende
più volte al sicuro dalle pattuglie tedesche: “Il 20 set- belliche, che era solito andarlo a trovare mentre era
tembre, finalmente, venni assunto al lavoro, per il solo nascosto: “Sedette vicino al mio letto, mi prese il polso!
mangiare, da un giovane ‘andartes’ [ribelli inseriti nelle Mi guardava fisso negli occhi come per scrutarne il mio
formazioni partigiane greche di sinistra, n.d.r] in licenza dolore. Mi parlò molto di cose care, belle e dolci. Le sue
il quale mi portò presso la sua famiglia, raggiunge solo poi parole mi alleviarono il mio dolore e l’avrei voluta avere
il suo corpo. Mi presero senza speranza perché vedevano vicina sempre e dovunque.
in me l’uomo dalle mani troppo delicate, dicevano loro. A Questo non era possibile e mi rattristava tanto. Sapevo che
prove di fatti, li resi contenti. Il lavoro pesante al quale mi anche quelle brevi visite mi venivano fatte nascostamente
dedicarono, sopportai con forza e impegno: compresi che e con pericolo di gravi conseguenze se fosse venuto a cono-
per me era giunto il momento di sapermi guadagnare la scenza il fratello. Me la sentivo vicino, sentivo che il suo
vita per vivere. Le mie braccia dovevano sopportare le fa- alito benefico mi sfiorava, mi attirava sempre di più a lei:
tiche e gli sforzi per rendermi onesto e presentarmi degna- che dolce creatura!
mente in mezzo al consorzio civile”. Compresi allora maggiormente che non avrei potuto far
Livio trovò anche l’amore in Ziti, una ragazza greca senza di lei. Compresi che doveva essere stata mandata da
di Patrasso, già fin dall’inizio tormentato perché Dio, il creatore delle anime, per farla mia compagna nella
10 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 5 ANNO X

