Page 10 - Notiziario 2025-5
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PAGINE DI STORIA









            stata pericolosa. Per entrare dalla porta, dovevo passare
            davanti alla sentinella che passeggiando di notte inter-
            rompeva il silenzio, unico rumore che sentissi.
            Entrai là dentro ed uscì due volte di sera in otto giorni.
            Nico, così si chiamava il padrone della casa, mi portava
            giornalmente da mangiare e chiudeva a chiave la porta ed
            io rimanevo a sognare ad occhi aperti. Più volte c'era chi
            veniva a suonare il campanello, ma essendo disabitata nes-
            suna apriva. Io ero sempre preso da un forte sussulto ogni-
            qualvolta suonavano e mi rimpicciolivo cercando di non
            far rumore, avevo una tremenda paura della polizia tedesca.
            Mi toglievo le scarpe, mi avvicinavo alle fessure delle per-
            siane e guardavo chi fosse l'intruso. Quando si stancavano
            di pigiare il bottone si allontanavano con segni di collera,
            così tornavo a sdraiarmi sul letto leggendo qualche libro.
            Se Nico fosse dovuto entrare con la polizia, mi faceva un
            segnale convenuto ed io avrei potuto salvarmi in un pre-
            parato nascondiglio. Durante la giornata stavo spesso da-
            vanti alle specchiere delle persiane, che permettevano di
            vedere chi passava dalla via senza essere veduto. Era così
            che spesse volte la mia “bambinona” passava ed io me la
            facevo tutta mia con lo sguardo. Imprecavo contro la vita:
            perché doveva essere così avversa di non darmi quella gioia
            di poter scendere, chiamarla, accompagnarla e abbracciarla?
            Dovevo invece rimanere così chiuso, timoroso, mesto”.     IL BRIGADIERE MILLO DANESI ALL’ARRIVO NEL CAMPO DI PRIGIONIA.
            Non  meno  rilevante  l’aiuto  offertogli  dai  partigiani    (FOTO PER GENTILE CONCESSIONE DELLA FAMIGLIA DANESI)
            greci, che vinsero la diffidenza verso gli italiani tenendoli  osteggiato  ed  impossibilitato  a  causa  delle  vicende
            più volte al sicuro dalle pattuglie tedesche: “Il 20 set-  belliche, che era solito andarlo a trovare mentre era
            tembre, finalmente, venni assunto al lavoro, per il solo  nascosto: “Sedette vicino al mio letto, mi prese il polso!
            mangiare, da un giovane ‘andartes’ [ribelli inseriti nelle  Mi guardava fisso negli occhi come per scrutarne il mio
            formazioni partigiane greche di sinistra, n.d.r] in licenza  dolore. Mi parlò molto di cose care, belle e dolci. Le sue
            il quale mi portò presso la sua famiglia, raggiunge solo poi  parole mi alleviarono il mio dolore e l’avrei voluta avere
            il suo corpo. Mi presero senza speranza perché vedevano  vicina sempre e dovunque.
            in me l’uomo dalle mani troppo delicate, dicevano loro. A  Questo non era possibile e mi rattristava tanto. Sapevo che
            prove di fatti, li resi contenti. Il lavoro pesante al quale mi  anche quelle brevi visite mi venivano fatte nascostamente
            dedicarono, sopportai con forza e impegno: compresi che  e con pericolo di gravi conseguenze se fosse venuto a cono-
            per me era giunto il momento di sapermi guadagnare la   scenza il fratello. Me la sentivo vicino, sentivo che il suo
            vita per vivere. Le mie braccia dovevano sopportare le fa-  alito benefico mi sfiorava, mi attirava sempre di più a lei:
            tiche e gli sforzi per rendermi onesto e presentarmi degna-  che dolce creatura!
            mente in mezzo al consorzio civile”.                    Compresi allora maggiormente che non avrei potuto far
            Livio trovò anche l’amore in Ziti, una ragazza greca    senza di lei. Compresi che doveva essere stata mandata da
            di  Patrasso,  già  fin  dall’inizio  tormentato  perché  Dio, il creatore delle anime, per farla mia compagna nella



             10 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 5 ANNO X
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