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PAGINE DI STORIA












                          La via deLL’onoRe

            La “Via dell’Onore” così definiva orgogliosamente la sua
            scelta  il  Generale  Boldoni,  che,  dopo  quarant’anni,
            avrebbe scritto: “Sceglie senza esitare ancora una volta la
            strada giusta: quella dell’Onore! Non rinnega il giuramento
            prestato e passa alla lotta clandestina. Sarebbe molto facile
            dirigersi verso Cassino e passare il fronte. Non si muove
            dalla Capitale ove sono insieme a lui centinaia di Carabi-
            nieri di tutti i gradi che chiedono ordini e disposizioni
            circa l’atteggiamento da assumere.”. Il 7 ottobre 1943, il
            giovane Comandante della Tenenza dei Parioli, come
            avrebbe poi raccontato: “Si trasferisce in una abitazione
            di viale Parioli 102 dove viene ospitato da un anziano e
            generoso antifascista (Giuseppe Sennati del Ministero dei
            Trasporti) e col quale correrà per lunghi mesi gravi pericoli.
            Un provvido nascondiglio nel muro lo salverà in caso di
            rastrellamento. Assume il nome di battaglia di «Attilio
            Bozzi» e organizza rapidamente una agguerrita forma-
            zione alle dipendenze del Capitano Aversa e del Tenente
            Colonnello Frignani, suoi diretti superiori che erano riusciti
            come lui a sottrarsi alla cattura e a darsi alla macchia col-
            legandosi con i dipendenti.”.
            Già prima della deportazione del 7 ottobre 1943, l’atti-
            vità dell’Arma era caratterizzata da un atteggiamento
            di resistenza passiva e di boicottaggio sistematico agli
            ordini delle autorità occupanti. Era stato un atteggia-             IL GENERALE FILIPPO CARUSO, CAPO DEL
            mento nato quasi spontaneamente tra tutti i militari,         “FRONTE CLANDESTINO DI RESISTENZA DEI CARABINIERI”
            principalmente tra quelli quotidianamente impegnati     clandestina, iniziavano azioni più incisive contro i na-
            vicino ai cittadini romani. In pochi giorni, centinaia di  zisti, in vari settori. Il Generale Filippo Caruso, il capo
            carabinieri del Gruppo interno si erano riuniti attorno  del “Fronte clandestino di resistenza dei Carabinieri”, pro-
            ai propri sottufficiali e ad alcuni ufficiali inferiori (come  fondeva quotidianamente ogni sforzo per unificare e
            il Sottotenente Boldoni), che facevano capo al Capitano  armonizzare le attività della banda, avendo cura di ri-
            Aversa. In breve a loro, che avrebbero costituito il “rag-  marcare l’apoliticità dell’Arma nella lotta per la Libertà.
            gruppamento territoriale”, si sarebbero uniti altri nuclei  Per lui fondamentale, nel clima delle diverse passioni
            (circa 2.800 uomini) appartenenti alla Legione Lazio,   politiche presenti tra i partigiani romani, sarebbe stata
            alla Legione Allievi, al Gruppo Squadroni, al Batta-    la norma “della apoliticità assoluta: i Carabinieri sono sol-
            glione Mobile e ai servizi speciali, che si erano radunati  dati della Legge al servizio della Patria; hanno il compito
            intorno al Capitano Carmelo Blundo, che, proprio come   specifico della tutela delle persone e degli averi e quello di
            il Sottotenente Boldoni, si era già distinto in Russia.   fare osservare le Leggi e le disposizioni emanate dell’Au-
            Ora  i  carabinieri,  sempre  più  organizzati  nella  lotta  torità legittimamente costituita.”.



            16 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO VI
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