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PAGINE DI STORIA
Appena ventenne,
riesce così a salvare
rinunciavano a vivere, preferendo riposare nel cosid-
detto «ospedale» di Tscherkowo, “da dove nessuno sa- il suo superiore
rebbe più tornato, né medici, né degenti”.
Si radunavano subito quelli che potevano camminare. gravemente malato
Erano le 20 del 15 gennaio.
Un gruppo di quattro militari dell’Arma si radunava (il Capitano
silenzioso, portando con sé, su una slitta, tutto il pos-
sibile: armi individuali, qualche mitra russo, bombe a
mano, qualche galletta, il proprio onore... Enrico Fazzi),
Sulla piccola slitta trainata da un mulo, si adagiavano
il Capitano Enrico Fazzi, gravemente malato, l’Ap- un collaboratore
puntato Nazzareno Palmieri, ferito da schegge e con-
gelato, e un terzo militare ferito. A piedi, guidava la
slitta il ventenne Sottotenente Attilio Boldoni, che ferito da schegge
teneva con una mano il quadrupede e con l’altra la pi-
stola per imporre la sua volontà ai superstiti: tutti do- e congelato
vevano restare svegli e sperare nella salvezza!
Alle 11 del mattino del 16 gennaio, tra il ghiaccio e le
strisce di sangue lasciate dai feriti, la slitta era riuscita (l’Appuntato
a percorrere 40 chilometri, quando i russi attaccavano
con violenti tiri di mortaio e d’artiglieria. Con i carri, Nazzareno Palmieri)
poi, tagliavano la coda, il centro e la testa della colonna
italiana. Le narici del povero mulo usato dai quattro e un terzo militare,
Carabinieri venivano trapassate da un colpo. Il nobile
animale, però, resisteva per morire solo molto più tardi,
sulla neve bianca, dopo aver compiuto il suo dovere. del quale non
Da lontano, infine, si vedevano le linee amiche. Im-
provvisamente, però, arrivava un colpo di katiuscia che conosce il nome
prendeva in pieno la colonna. Come avrebbe poi scritto
il Generale Boldoni, si sentiva “un puzzo dolciastro: è
carne umana che brucia. Braccia tese verso la vita. La ditando su quello che sembra storia e leggenda, certo di
salvezza ed invece di nuovo la morte. I russi hanno così aver vissuto un’epopea nella quale i Carabinieri hanno
salutato gli italiani!”. Il giovanissimo comandante della scritto con il loro sangue uno dei capitoli più belli.”. Cam-
66a Sezione Carabinieri, con la pistola in pugno, gri- minando, l’ufficiale riusciva a raggiunge il 23 gennaio
dava ed incitava i sopravvissuti. Sulla slitta c’erano an- 1943 l’ospedale che in quel momento stava sgombe-
cora segni di vita, quando, dopo decine di chilometri rando. Veniva subito trasportato con centinaia di feriti
di marcia, i superstiti arrivavano a Belowodsk e poi a sull’ultimo treno ospedale in partenza per la Polonia.
Starobelsk, dove si dividevano i feriti per i vari ospedali. A causa della ferita e del tremendo inverno russo,
Il giovane Boldoni rimaneva, proseguendo a piedi aveva il piede destro completamente congelato, con
verso Karkov. Come avrebbe poi scritto “cammina me- particolare gravità per l’alluce, con una lesione che ri-
12 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO VI

