Page 12 - Notiziario Storico 2021-6
P. 12

PAGINE DI STORIA




                                                                        Appena ventenne,


                                                                       riesce così a salvare



            rinunciavano a vivere, preferendo riposare nel cosid-
            detto «ospedale» di Tscherkowo, “da dove nessuno sa-            il suo superiore
            rebbe più tornato, né medici, né degenti”.
            Si radunavano subito quelli che potevano camminare.       gravemente malato
            Erano le 20 del 15 gennaio.
            Un gruppo di quattro militari dell’Arma si radunava                  (il Capitano
            silenzioso, portando con sé, su una slitta, tutto il pos-
            sibile: armi individuali, qualche mitra russo, bombe a
            mano, qualche galletta, il proprio onore...                        Enrico Fazzi),
            Sulla piccola slitta trainata da un mulo, si adagiavano
            il Capitano Enrico Fazzi, gravemente malato, l’Ap-            un collaboratore
            puntato Nazzareno Palmieri, ferito da schegge e con-
            gelato, e un terzo militare ferito. A piedi, guidava la
            slitta  il  ventenne  Sottotenente  Attilio  Boldoni,  che    ferito da schegge
            teneva con una mano il quadrupede e con l’altra la pi-
            stola per imporre la sua volontà ai superstiti: tutti do-           e congelato
            vevano restare svegli e sperare nella salvezza!
            Alle 11 del mattino del 16 gennaio, tra il ghiaccio e le
            strisce di sangue lasciate dai feriti, la slitta era riuscita      (l’Appuntato
            a percorrere 40 chilometri, quando i russi attaccavano
            con violenti tiri di mortaio e d’artiglieria. Con i carri,  Nazzareno Palmieri)
            poi, tagliavano la coda, il centro e la testa della colonna
            italiana. Le narici del povero mulo usato dai quattro       e un terzo militare,
            Carabinieri venivano trapassate da un colpo. Il nobile
            animale, però, resisteva per morire solo molto più tardi,
            sulla neve bianca, dopo aver compiuto il suo dovere.              del quale non
            Da lontano, infine, si vedevano le linee amiche. Im-
            provvisamente, però, arrivava un colpo di katiuscia che       conosce il nome
            prendeva in pieno la colonna. Come avrebbe poi scritto
            il Generale Boldoni, si sentiva “un puzzo dolciastro: è
            carne umana che brucia. Braccia tese verso la vita. La  ditando su quello che sembra storia e leggenda, certo di
            salvezza ed invece di nuovo la morte. I russi hanno così  aver vissuto un’epopea nella quale i Carabinieri hanno
            salutato gli italiani!”. Il giovanissimo comandante della  scritto con il loro sangue uno dei capitoli più belli.”. Cam-
            66a Sezione Carabinieri, con la pistola in pugno, gri-  minando, l’ufficiale riusciva a raggiunge il 23 gennaio
            dava ed incitava i sopravvissuti. Sulla slitta c’erano an-  1943 l’ospedale che in quel momento stava sgombe-
            cora segni di vita, quando, dopo decine di chilometri   rando. Veniva subito trasportato con centinaia di feriti
            di marcia, i superstiti arrivavano a Belowodsk e poi a  sull’ultimo treno ospedale in partenza per la Polonia.
            Starobelsk, dove si dividevano i feriti per i vari ospedali.  A  causa  della  ferita  e  del  tremendo  inverno  russo,
            Il  giovane  Boldoni  rimaneva,  proseguendo  a  piedi  aveva  il  piede  destro  completamente  congelato,  con
            verso Karkov. Come avrebbe poi scritto “cammina me-     particolare gravità per l’alluce, con una lesione che ri-



            12 NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO VI
   7   8   9   10   11   12   13   14   15   16   17